CASSANDRA CLARE E SARAH REES BRENNAN.


BENVENUTI IN ACCADEMIA.


Ciclo: Le cronache dell'Accademia Shadowhunters. 1.


Titolo originale: Tales from the Shadowhunter Academy. Welcome to Shadowhunter Academy. 2015.
Traduzione di: Manuela Carozzi.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Simon Lewis non avrebbe mai pensato di diventare uno Shadowhunter e invece  arrivata la sua grande occasione. Il
suo addestramento in Accademia ha inizio qui...
Il primo inedito episodio delle Cronache dell'Accademia Shadowhunters.
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L'autrice.
Cassandra Clare  nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo
con la famiglia, trascinandosi sempre dietro bauli di libri. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los Angeles e New York, ora si  fermata a Brooklyn, dove, per non farsi distrarre dai gatti e dalla TV, scrive i suoi libri nei caff e nei ristoranti.
La saga "Shadowhunters" ha appassionato milioni di lettori amanti del genere urban fantasy nel mondo, con oltre 30 milioni di copie vendute negli Stati Uniti e 400.000 in Italia.
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Questo libro  un'opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell'autrice e hanno lo scopo di conferire
veridicit alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse,  assolutamente casuale.
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Il problema era che Simon non riusciva a fare le valigie come un vero duro.
Per una vacanza in campeggio tutto apposto; per fermarsi una notte da Eric dopo un concerto nel fine settimana,
d'accordo; per una vacanza al sole con sua madre e Rebecca, passi.
Simon era capace di mettere insieme creme solari e pantaloncini da bagno, delle magliette con il nome della band che
suonavano e la biancheria pulita necessari, anche senza preavviso: Simon era preparato alla vita normale.
Ecco perch era del tutto impreparato a fare i bagagli per raggiungere un campo di addestramento d'lite dove un
gruppo di cacciatori di demoni semi angelici, noti come Shadowhunters, avrebbe cercato di renderlo degno membro
di quella razza guerriera. Un vero duro, insomma.
Nei libri e nei film di solito il protagonista viene trascinato verso la terra incantata con i vestiti che ha addosso, o
comunque la parte delle valigie viene sempre tagliata. In quel momento Simon si sentiva come se per una vita lo
avessero privato di nozioni fondamentali.
Era il caso di infilare nel borsone anche qualche coltello da cucina? Magari il tostapane, da modificare per usarlo come
arma?
Non fece n l'una n l'altra cosa. Prefer l'opzione meno rischiosa: biancheria pulita e magliette spiritose. Perch agli
Shadowhunters le magliette con qualche battuta spinta piacevano, giusto? Piacevano a tutti!
"Ehi, simpaticone, mi piacerebbe sapere cosa diranno all'accademia militare di queste magliette piene di barzellette
sconce?" comment all'improvviso sua madre.
Simon si volto troppo in fretta, con il cuore in gola. In piedi sulla porta c'era sua madre, a braccia conserte. Il suo viso,
gi costantemente preoccupato, era appena increspato da una punta di ansia, ma a prevalere nello sguardo era
l'affetto. Come sempre.
Peccato che, in tutta un'altra serie di ricordi alla quale ormai Simon aveva accesso a stento, lui fosse stato un vampiro
e lei lo avesse buttato fuori di casa. Era uno dei motivi per cui ora stava andando all'Accademia degli Shadowhunters,
e per cui aveva mentito spudoratamente alla madre sostenendo di voler frequentare quella fantomatica "accademia
militare" a tutti i costi. Per convincerla di aver vinto una borsa di studio si era fatto falsificare i documenti necessari
da Magnus Bane, uno stregone dagli occhi di gatto, si, Simon conosceva davvero uno stregone con un paio di autentici
occhi di gatto.
Lo aveva fatto per non essere costretto a vedere sua madre ogni giorno, ricordandosi in ogni istante di come o aveva
guardato quando aveva avuto paura di lui, quando lo aveva odiato, quando lo aveva tradito.
"Secondo me queste magliette vanno benissimo" rispose, "Sono un ragazzo piuttosto a posto. Non c' niente di troppo
sfacciato per i militari, solo un po' di sano materiale da buffone della classe. Fidati"
"Io mi fido, altrimenti non ti lascerei andare" ribatt la madre, prima di avvicinarsi e stampargli un bacio sulla
guancia. Fu sorpresa e ferita quando vide il figlio sussultare, ma non disse nulla, non quell'ultimo giorno.
Prefer abbracciarlo. "Ti voglio bene. Ricordatelo."
Simon sapeva di essere ingiusto: sua madre l'aveva buttato fuori casa convinta di avere davanti non il figlio, ma un
mostro spaventoso che del suo bambino aveva soltanto il viso.
Eppure continuava a sentire che, in fondo, lei avrebbe dovuto riconoscerlo e amarlo lo stesso, nonostante tutto.
Non riusciva a dimenticare.
Non riusciva proprio, anche se lo aveva fatto. Anche se, per sua madre e praticamente chiunque altro al mondo, quel
che era successo in realt non era mai accaduto.
Quindi doveva andare.
Cerc di rilassarsi dentro a quella stretta. "Bhe, ho un sacco di cose per la testa" disse chiudendo la mano intorno al
braccio della madre. "Ma cercher di ricordarmelo."
Lei si ritrasse. "Basta che tu lo faccia. Vedrai che ci riesci. Sicuro di farti dare un passaggio da amici?"
Si riferiva agli amici di Simon cacciatori di demoni (che lui le aveva presentato come compagni dell'accademia
militare, fonte d'ispirazione per quella sua decisione). E questi amici di cacciatori di demoni erano l'altro motivo per
cui Simon stava partendo.
"Sicuro. Ciao, mamma. Ti voglio bene."
Lo diceva sul serio. Non aveva mai smesso di volergliene, n in quella vita n in qualsiasi altra.
"Ti voglio un bene incondizionato" gli aveva detto lei una volta o forse due, quando era pi piccolo. "Il bene dei
genitori  cos. Ti voglio bene a prescindere da qualunque cosa."
La gente diceva spesso cose del genere, senza pensare a potenziali scenari da incubo o a condizioni tremende, al
mondo intero che cambiava e all'amore che scivolava via. Nessuno si sarebbe mai sognato che quello stesso amore
avrebbe potuto essere messo alla prova, prima o poi, e che poteva non superarla.
Rebecca gli aveva mandato un biglietto con la scritta: IN BOCCA AL LUPO, SOLDATINO!
Simon non si era dimenticato che, persino quando era stato bandito da casa propria, quando quella porta era stata
chiusa, sbarrata in tutti i modi possibili, lui aveva sempre avuto il braccio della sorella attorno alle spalle, e la sua voce
delicata nelle orecchie. Lei gli aveva voluto bene anche allora. Doveva tenerne conto. E certo qualcosa, ma non
bastava.
Non poteva restarsene l, in bilico tra due mondi e due raccolte di ricordi.
Doveva fuggire. Doveva andare a diventare un eroe, come lo era stato un tempo. Solo cos tutto ci avrebbe avuto un
senso, un significato. Di certo non avrebbe pi fatto tanto male.
Simon si ferm un istante prima di mettersi la tracolla del borsone sulla spalla e partire per l'Accademia. Si infil in
tasca il biglietto della sorella: stava per lasciare la casa verso una nuova vita, e lo faceva portando con s il suo affetto,
come aveva gi fatto in passato.
Doveva trovarsi di l a poco con gli amici, sebbene nessuno di loro fosse davvero diretto all'Accademia. Si erano messi
d'accordo che, prima di partire, sarebbe passato all'istituto per salutarli.
C'era stato un tempo in cui avrebbe potuto vedere al di l degli incantesimi anche da solo, invece ora gli serviva l'aiuto
di Magnus. Alz lo sguardo sul curioso, imponente edificio dell'Istituto, ricordando con disagio di esserci gi passato
davanti e di averlo visto abbandonato. Quella, per, era un'altra vita. Gli torn in mente un passo biblico su come i
bambini vedessero attraverso un vetro offuscato, ma, crescendo, avrebbero visto nitidamente.
Lui vedeva listituto in modo piuttosto chiaro: una struttura di grande effetto che gli troneggiava sopra la testa. Il
genere di edificio costruito per far sentire formiche gli esseri umani, insomma.
Simon spinse il cancello estremamente elaborato, percorse lo stretto sentiero che serpeggiava attorno all'Istituto e
attravers il giardino. Il muro di cinta racchiudeva una natura che faticava a sopravvivere, data la vicinanza a una
delle ampie strade newyorkesi.
C'erano splenditi vialetti acciottolati, panchine e persino la statua di un angelo che a Simon faceva venire i brividi,
visto che era fan di Doctor Who... Quello non era esattamente un angelo piangente come quelli della serie televisiva,
ma aveva comunque un'aria troppo depressa per i suoi gusti.
Sulla panchina in pietra al centro del giardino sedevano Magnus Bane e Alec Lightwood, uno Shadowhunter alto,
scuro di capelli, piuttosto rude e silenzioso, almeno in presenza di Simon. L'altro invece era un chiacchierone, aveva
quegli occhi da gatto si cui sopra, era dotato di poteri magici e in quel momento indossava una maglietta aderente
zebrata, arricchita da tocchi di rosa. I due si frequentavano da un po'; probabilmente, aveva dedotto Simon, Magnus
parlava abbastanza per entrambi.
Dietro di loro, appoggiate contro un muro, c'erano Isabelle e Clary. La prima guardava in lontananza, oltre la parete.
Sembrava in posa su un set fotografico incredibilmente glamour.
Come sempre, del resto: era il suo talento. Nonostante ci, Clary la guardava in faccia con aria ostinata e parlava. Alla
fine l'avrebbe spuntata lei, pens Simon, e Isabelle le avrebbe dato retta. D'altronde quello era il suo, di talento.
Guardare l'una o l'altra delle due ragazze gli provocava una fitta al petto.
Guardare entrambe innescava un dolore sordo e costante.
E cos prefer guardare l'amico Jace, inginocchiato in mezzo all'erba alta, da solo, intento ad affilare un pugnale contro
una pietra. Pens che doveva avere un motivo per faro, o forse era solo perch sapeva di apparire bello in quella
posizione. Lui e Isabelle avrebbero dovuto posare insieme per un servizio di Strafichi Magazine.
Eccoli, erano tutti riuniti. Apposta per lui.
Simon si sarebbe sentito onorato e amato, se a prevalere non fosse stato il disagio: i ricordi su chi fossero quelle
persone erano scarsi e frammentari, mentre quelli che li dipingevano come perfetti sconosciuti armati, di quelli che
avresti voluto evitare sui mezzi pubblici, occupavano una vita intera.
Erano stati gli adulti dell'Istituto e del conclave, i genitori di Isabelle e Alec, pi degli altri, a suggerire che, se davvero
Simon voleva diventare uno Shadowhunter, doveva frequentare l'Accademia. La scuola stava per riaprire i battenti
per la prima volta dopo decenni, al fine di accogliere allievi in grado di rimpinguare gli scarni ranghi dei guerrieri
Nephilim decimati dal recente conflitto.
A Clary l'idea non era piaciuta. Isabelle non aveva detto una parola sull'argomento, ma Simon sapeva che nemmeno
lei era entusiasta. Jace invece aveva dichiarato di essere perfettamente in grado di allenarlo a New York; si era
persino offerto di fare tutto da solo e portarlo al livello di Clary. Simon l'aveva trovato commovente: lui e Jace
dovevano essere pi legati di quanto ricordasse. Ma l'amara verit era che lui a New York non voleva restarci.
Non voleva restare con loro. Non era sicuro di poter sopportare la costante espressione su quelle facce  soprattutto
di Isabelle e Clary  che tradivano aspettative disattese. Ogni volta che lo vedevano, che lo riconoscevano, davano per
scontato il passato e attendevano determinate reazioni. Ogni volta, per lui era il vuoto. Era come osservare qualcuno
che scavava in un punto dove sapeva di aver sotterrato qualcosa di prezioso...Scava, scava, e quello si accorge che, di
qualunque cosa si trattasse, ora  sparita. Per continua a scavare comunque, perch l'idea di averla persa  troppo
insopportabile, e perch poi...chiss.
Chiss.
Il tesoro sotterrato era lui Quel "chiss" era lui. E Simon non lo sopportava. Era quello il segreto che stava cercando di
tenere nascosto, quello che temeva costantemente di tradire.
Doveva semplicemente superare quell'ultimo addio e poi sarebbe rimasto lontano da loro finch non fosse stato
migliore, pi simile alla persona che tutti volevano effettivamente vedere. A quel punto loro non si sarebbero pi
sentiti delusi, e lui non sarebbe pi apparso strano ai loro occhi.
Avrebbe fatto parte del gruppo. Evit di far notare subito a tutti la propria presenza. Prefer avvicinarsi a Jace per
primo.
"Ehi" lo salut.
"Oh" fece lui con disinvoltura, come se non stesse aspettando l fuori apposta per salutarlo.
"Sei tu."
Fare o strafico era tipico di Jace, e Simon si disse che probabilmente un tempo doveva aver capito, oltre che adorato,
quel suo atteggiamento.
"Senti, c' una cosa che devo chiederti adesso, altrimenti non so quando ricapiter l'occasione. Tu e io" gli disse "
siamo piuttosto legati, vero?"
Jace lo guard un istante, il viso assolutamente immobile, poi balz in piedi e rispose: "Certo. Siamo cos". Incroci
due dita della mano. "Anzi no, siamo pi di cos". Cerc di incrociale di nuovo. "All'inizio c' stata un po' di tensione,
come forse un giorno riuscirai a ricordare, ma quando sei venuto da me e mi hai confessato di avere delle difficolt
con i tuoi sentimenti di intensa gelosia verso  uso le tue parole  la mia bellezza sbalorditiva e il mio fascino
irresistibile, abbiamo chiarito tutto."
"L'ho detto davvero?" domand Simon.
Jace gli diede una pacca sulla spalle. "Eh si, mio caro. Me lo ricordo benissimo."
"Ok, ok. Il fatto  che...Alec  sempre molto silenzioso quando ci sono io.
 solo timidezza, oppure gli ho fatto qualcosa e adesso non me lo ricordo pi? Non vorrei andarmene senza aver
prima cercato di sistemare le cose."
Il viso di Jace torn ad assumere la peculiare immobilit di poco prima.
"Sono contento che tu me lo abbia chiesto" disse infine. "C' dell'altro in ballo. Le ragazze non vogliono che te lo dica,
mala verit  che..."
"Jace, piantala di monopolizzare Simon" intervenne Clary.
Aveva parlato con fermezza, come faceva sempre, e Jace si era girato per rispondere, come faceva sempre, reagendo
alla sua voce come non reagiva a quella di nessun altro. Clary li raggiunse e, all'avvicinarsi di quella testa di capelli
rossi, Simon prov ancora una volta la consueta fitta al petto. Lei era cos piccola...
Durante una delle loro sfortunate sessioni di allenamento, durante le quali era stato relegato al ruolo di spettatore in
seguito a un polso slogato, Simon aveva visto Jace scaraventare Clary contro il muro, e lei tornare subito alla carica.
Nonostante ci, Simon continuava a sentirsi come se quella ragazza avesse bisogno di essere protetta. Era tremendo:
aveva le emozioni ma non i ricordi. Si credeva quasi pazzo a nutrire tutti quei sentimenti nei confronti di estranei,
gente che non riusciva a inquadrare n dal punto di vista dei legami familiari n di esperienze racchiuse nella
memoria. Allo stesso tempo, sapeva che non stava sentendo n esprimendo abbastanza. Sapeva che non stava dando
loro ci che desideravano.
Clary non aveva bisogno di protezione, ma, da qualche parte dentro Simon, c'era il fantasma di un ragazzo che aveva
sempre voluto essere il suo custode. Le stava facendo del male standosene l, incapace di tornare ad essere quello di
prima.
I ricordi riaffioravano, a volte come terrificanti ondate in piena, ma pi spesso sotto forma di minuscoli frammenti,
pezzi di un puzzle ai quali Simon faticava a dare un senso. Uno di essi era la fugace immagine di se stesso mentre
andava a scuola con Clary, la mano di lei piccolissima dentro la sua, a malapena pi grande. Allora si era sentito
grande, forte, orgoglioso e responsabile. Deciso a non deluderla.
"Ciao, Simon" gli disse lei ora. Aveva gli occhi lucidi di lacrime, e Simon sapeva che era tutta colpa sua. Le prese la
mano, minuta ma indurita dalle armi e dal disegno. Avrebbe voluto poter trovare un modo per tornare a credere, per
quanto sapesse che non era cos, che proteggerla era compito suo. "Ehi, Clary. Prenditi cura di te" le disse. "So che ce
la puoi fare". Si interruppe. "E prenditi cura anche di Jace, questo povero biondino indifeso."
Jace rispose con un gestaccio, che in effetti a Simon parve familiare, quindi cap che doveva essere una cosa tra loro.
Appena Catarina Loss svolt l'angolo dell'Istituto, Jace si affrett a ribassare la mano.
Catarina, amica di Magnus, apparteneva come lui alla razza degli stregoni, solo che invece di avere gli occhi da gatto
era blu dalla testa ai piedi.
Simon aveva la sensazione di non piacerle troppo. Forse agli stregoni piacevano soltanto gli stregoni? Eppure
sembrava che a Magnus, Alec piaceva un sacco.
"Ciao. Sei pronto?" gli disse.
Erano settimane che Simon moriva dalla voglia di partire, ma adesso che il momento era arrivato sentiva il panico
stringergli la gola. "Quasi. Solo un secondo."
Fece un cenno ad Alec e a Magnus, che gli risposero allo stesso modo.
Simon sentiva il bisogno di chiarire qualsiasi cosa ci fosse tra lui ed Alec prima che fosse troppo tardi.
"Ciao, ragazzi, e grazie di tutto."
"Credimi, il fatto di averti anche solo parzialmente liberato da un incantesimo fascista  stato piacere mio" rispose
Magnus sollevando una mano. Portava svariati anelli, che brillarono alla luce del sole primaverile.
Simon penso che fosse capace di abbagliare i suoi nemici grazie ai poteri magici, ma di certo anche grazie a tutti quei
lustrini.
Alec si limit a un cenno.
Simon si chin per abbracciare Clary, anche se quel gesto lo fece soffrire ancora di pi. Il suo tocco e il suo profumo
erano strani e familiari allo stesso tempo, messaggi in conflitto che gli attraversavano il cervello e il coro. Cerc di non
stringerla troppo forte, anche se un po' lo stava gi facendo lei. Anzi, praticamente gli stava stritolando la gabbia
toracica.
Non importava.
Dopo averla lasciata andare, si volto ad abbracciare Jace. Clary rimase a guardarli con le lacrime agli occhi.
"Oh!" fece Jace, che parve estremamente stupito da quel gesto ma rispose con una rapida pacca sulla schiena
dell'altro.
Simon dedusse che facessero pugno contro pugno o qualcosa di simile, in genere. Non sapeva bene come
esprimessero la reciproca amicizia i guerrieri: Eric, per esempio, era un tipo tutto abbracci. Decise che con Jace
sarebbe stato meglio evitarli e, per aggiungere un tocco d'enfasi, prima di allontanarsi gli scompigli i capelli.
A quel punto prese il coraggio a due mani, e fece dietrofront e and da Isabelle.
Era l'ultima persona che gli restava da salutare, e anche la pi difficile. Lei non era come Clary, visibilmente in
lacrime, n come tutti gli altri, dispiaciuti nel vederlo andare via, ma tutto sommato tranquilli. Lei sembrava la pi
indifferente, tanto indifferente che Simon non riusciva a considerarla sincera.
"Poi torno, eh" le disse.
"Non ne dubito" gli rispose la ragazza, lo sguardo perso in lontananza, oltre le sue spalle.
"In un modo o nell'altro salti sempre fuori."
"Quando succeder, sar fantastico."
Era una promessa, ma non era sicuro di poterla mantenere. Si sentiva in dovere di dire qualcosa. Sapeva che lei voleva
vederlo tornare ad essere come prima, decisamente migliore di com'era diventato.
Isabelle alz le spalle. "Non illuderti che io stia qui ad aspettarti, Simon Lewis."
Proprio come la sua ostentata indifferenza, anche quella frase sembrava la promessa dell'esatto contrario. Simon la
osserv per un lungo istante. Era bella da morire, da restare a bocca aperta.
Troppo per lui. Stentava a credere pi o meno a tutti i suoi nuovi ricordi, ma l'idea che Isabelle Lightwood fosse stata
la sua ragazza gli pareva ancora pi incredibile del fatto che i vampiri esistessero davvero e che lui stesso fosse stato
uno di loro. Non aveva la pi pallida idea di come farglieli riprovare. Era come chiedergli di volare. Una volta l'aveva
invitata a ballare, due volte a bere un caff, da quando lei e Magnus erano andati da lui per restituirgli quanti pi
ricordi possibili, anche se non erano comunque abbastanza, con trepidazione, in attesa di un miracolo che lui non
poteva compiere. In sua presenza parlava il meno possibile, tanta era la paura di dire la cosa sbagliata e mandare
tutto in frantumi.
"OK. Bhe, ecco...Mi mancherai."
La mano di Isabelle si mosse di scatto e gli afferr il braccio.
Continuava a non guardarlo.
"Se avrai bisogno di me, arriver" gli disse, lasciandolo andare bruscamente come l'aveva ghermito.
"Ok" ripet lui prima di ritirarsi al fianco di Caterina Loss, che stava gi aprendo un Portale da attraversare per
andare a Idris, la terra degli Shadowhunters. Quell'addio era cos doloroso, cos strano e al tempo stesso cos anelato
che Simon non riusciva ad apprezzare appieno lo spettacolo della magia evocata a due passi da lui.
Salut tutta quella gente che conosceva a malapena e alla quale in un certo senso voleva comunque bene, sperando
che nessuno indovinasse il suo sollievo per la partenza.
Simon aveva qualche fugace ricordo di Idris: torri, una prigione, volti austeri e sangue per le strade, ma si riferivano
tutti alla citt di Alicante.
In quel momento, invece, si trovava fuori dalla citt, in mezzo a una campagna lussureggiante: una vallata da un lato,
prati dall'altro. Nono c'era niente in vista, a perdita d'occhio, soltanto sfumature di verde. C'erano le distese color
giada di campi che si rincorrevano gi, fino a quel bagliore cristallino all'orizzonte che era la Citt di Vetro, con le sue
torri sfavillanti alla luce del sole. Dall'altra parte, ecco le profondit smeraldine di una foresta, abbondanza verde
scuro ammantata di ombre. Le chiome degli alberi si arruffavano al vento come piume.
Catarina si guard attorno, poi fece un passo in avanti, cos da trovarsi esattamente sull'orlo della vallata. Simon la
segu e, con quell'unico passo,, le ombre della foresta si sollevarono, come se potessero diventare un velo.
Di colpo comparvero i campi di allenamento  Simon lo cap subito , appezzamenti di terreno sgombro, recintato e
munito di segnali che indicavano in punti in cui gli Shadowhunters dovevano correre o lanciare, scavati cos in
profondit che Simon riusciva a vederli anche da lontano.
Al centro dei campi, e proprio nel cuore della foresta, il gioiello al quale tutto il resto faceva da contorno: un edificio
alto e grigio, adornato da torri e guglie. All'improvviso Simon si ritrov a pensare a termini propri del linguaggio
architettonico, come "contrafforte", per descrivere quella pietra che assumeva la forma di ali di rondine e al contempo
sosteneva il tetto. Al centro dell'Accademia si apriva una grande vetrata di piombo. Al centro del finestrone, incupito
dal tempo, era ancora visibile un angelo che brandiva una spada, fiero e celestiale.
"Benvenuto all'Accademia Shadowhunter" annunci Catarina Loss con voce gentile.
Iniziarono la discesa insieme. A un certo punto, le scarpe da ginnastica di Simon scivolarono sul terriccio soffice e
friabile del ripido pendio, e Catarina dovette afferrargli la giacca per aiutarlo a non perder l'equilibrio.
"Spero che ti sia portato un paio di scarponi da montagna, ragazzo di citt."
"Temo proprio di no..." ammise Simon. Mentre preparava il borsone, si era reso conto di sbagliare. L'istinto non
l'aveva ingannato. N gli era stato in alcun modo d'aiuto, del resto.
Catarina, probabilmente delusa dalla comprovata mancanza d'intelligenza di Simon, rimase in silenzio mentre
camminavano all'ombra dei rami, immersi nella foschia verde creata dalle chiome, finch gli alberi si diradarono a la
luce de sole torn a inondare lo spazio che li circondava, con l'Accademia che incombeva all'orizzonte davanti a loro.
Una delle torri, esile e molto alta, pendeva con un'inclinazione allarmante. Tra gli archi si vedevano grossi nidi di
volatili, mentre ragnatele lunghe e spesse pendevano come tende e fluttuavano davanti ad alcune delle finestre. Uno
dei tasselli della grande vetrata si era rotto, lasciando uno spazio nero in corrispondenza del punto in cui avrebbe
dovuto esserci l'occhio dell'angelo  un angelo che cos sembrava convertito alla pirateria.
Niente di ci che vedeva trasmetteva a Simon sensazioni positive.
Qualcuno camminava davanti all'Accademia, sotto lo sguardo dell'angelo pirata. C'era una donna alta con una criniera
di capelli biondo veneziano, e dietro di lei due ragazza che, pens Simon, dovevano essere alunne dell'Accademia.
Entrambe dimostravano pi o meno la sua et.
Quando spezz un ramoscello con un piede incauto tutti e tre si guardarono intorno. La propriet della chioma
biondo rame scatt in azione correndo a tutta velocit verso di loro e buttandosi su Catarina come se fosse una sorella
dalla pelle blu smarrita molto tempo prima.
Le gett le braccia al collo, lasciandola visibilmente turbata.
"Signora Loss, grazie all'Angelo  qui!" esclam. "Siamo nel caos pi assoluto!"
"Non credo di aver avuto...il piacere" rispose Catarina, indugiando in una pausa eloquente.
La pi giovane si ricompose e lasci andare l'altra, annuendo con energia, e la chioma lucente le ondeggi sulle spalle.
"Sono Vivianne Penhallow.
Ah, si, Rettore dell'Accademia.  Per me un immenso piacere conoscerla."
Poteva anche usare frasi formali come quella, ma era assurdamente giovane per essere responsabile della riapertura
dell'Accademia e per preparare tutti i nuovi allievi  di cui c'era un disperato bisogno  a entrare nelle file degli
Shadowhunters. Ma in fondo, pens Simon, andava cos quando eri seconda cugina acquisita del Console. Stava
ancora cercando di capire fino in fondo la struttura del governo degli Shadowhunters, e anche quella dei loro alberi
genealogici. Aveva l'impressione che fossero tutti imparentati, il che lo inquietava non poco.
"Qual  il problema, Rettore Penhallow?"
"Dunque, senza esagerare potremmo affermare che le settimane concesse per la ricostruzione dell'Accademia sono
state, ecco...del tutto insufficienti sono forse le parole pi adatte per descrivere la situazione" spieg Vivianne,
parlando a raffica. "E alcuni docenti se ne sono gi...ehm...andati, su due piedi. Non credo che intendono tornare. Anzi,
alcuni di loro me l'hanno detto chiaro e tondo, con un linguaggio molto colorito. Inoltre l'Accademia  un pelo
freddina e, a voler essere onesti fino in fondo, pi che un pelo instabile sotto il profilo strutturale. Inoltre, per
completezza di informazione, devo aggiungere che c' anche una grave difficolt con le forniture alimentari."
Catarina inarc un sopracciglio color avorio con aria interrogativa.
"E quale sarebbe?"
"Che non vengono forniti alimenti di alcun genere"
"In effetti  un problema"
Le spalle del Rettore si incurvarono e il petto quasi ci sgonfi, come se tenersi dentro tutti quei pesi l'avesse stretta
nella morsa di un invisibile corsetto s'angoscia. "Le ragazze qui con me sono due fra le alunne pi grandi e
provengono da ottime famiglie Shadowhunter. Si chiamano Julie Beauvale e Beatriz Velez Mendoza. Sono arrivate ieri
e si stanno dimostrando davvero collaborative, impagabili. Lui, invece, dev'essere il giovane Simon" disse,
rivolgendoli un sorriso.
Simon rimase per un attimo sbalordito, e senza capirne bene il motivo, finch non ricord vagamente che erano
davvero pochi gli Shadowhunters adulti ad avergli mai dimostrato di gradire la presenza di un vampiro all'interno
della loro cerchia. Ovviamente, in quel momento il Rettore Penhallow non aveva motivo per odiarlo a vista. Anzi, gli
era anche sembrata molto desiderosa di incontrare Catarina: forse non si faceva troppo problemi. O forse aveva un
disperato bisogno di aiuto da parte sua.
"Esatto" conferm Catarina. "Bhe, non mi sorprende che un edificio abbandonato da decenni dopo una rivolta
devastante non sia in condizioni perfette dopo poche settimane di lavoro..." comment poi, ironica.
"Comunque sar il caso che mi mostri i punti malconci. Posso puntellarli, giusto per evitare la scocciatura di un
piccolo Shadowhunter che si rompe il collo."
Catarina si ritrov gli occhi di tutti i presenti puntati addosso.
"La terribile tragedia, volevo dire" si corresse, imperturbabile, con un sorriso. "Nel frattempo, una delle ragazze pu
accompagnare Simon in camera sua?"
Sembrava desiderosa di toglierselo dai piedi. No, lui non le piaceva per niente. Ma a Simon non veniva in mente cosa
mai potesse averle fatto.
Il Rettore fiss Catarina per un istante di troppo, poi si riscosse. "Oh, si.
Certo. Julie, ci pensi tu, per favore? Mettilo nella stanza della torre"
Le sopracciglia della ragazza schizzarono verso l'alto. "Sul serio?" "Si, sul serio. La prima stanza dall'ingresso dell'ala
est" rispose il Rettore, con voce tesa, prima di rivolgersi di nuovo a Catarina. "Signora Loss, sappia che sono, ancora
una volta, estremamente grata del suo arrivo. Davvero pu rimediare a qualche danno?"
"Conosci il detto: Ci vuole un Nascosto per rimediare a un disastro combinato da uno Shadowhunter" fu la risposta di
Catarina.
"Ah...Non l'avevo mai sentito" fece Penhallow.
"Ma che strano" rispose l'altra, con la voce che le si affievoliva mentre di allontanavano insieme. "I Nascosti lo citano
spesso. Molto spesso."
Simon, lasciato a se stesso, guard la ragazza rimasta con lui, Julie Beauvale. L'altra, fisicamente preferiva l'altra. Julie
era molto carina, ma aveva viso, naso e bocca curiosamente stretti, caratteristica che dava l'impressione di una testa
intera contratta nel disappunto.
"Simon, giusto?" gli chiese, e la sua bocca gi contratta sembr stringersi ulteriormente.
"Seguimi"
Si volt, con i movimenti decisi di un sergente istruttore, e Simon la segu lentamente oltre la soglia dell'Accademia e
dentro un corridoio dal soffitto a volta, in cui ogni minimo rumore riecheggiava con forza. Alz la testa per cercare di
capire se il barlume verdastro proveniente dall'alto fosse dovuto alla scarsa illuminazione della finestra a vetrata o se
si trattasse di vero muschio.
"Non restare indietro, per cortesia" disse la voce di Julie fluttuando fuori da uno dei sei ingressi bui e angusti scavati
nelle pareti di pietra, La propriet della voce era gi svanita, e Simon si tuff nell'oscurit per seguirla.
Le tenebre si rivelarono essere una semplice scalinata poco illuminata, la quale dava su un corridoio a sua volta poco
illuminato. La luce era scarsa ovunque, perch le uniche finestre erano minuscole fenditure nella pietra.
Simon ricord di aver letto qualcosa su quel genere di pertugi: erano costruiti cos per evitare gli attacchi dall'esterno,
garantendo la possibilit di sparare frecce dall'interno.
Julie lo condusse lungo un primo corridoio, poi lungo un secondo, quindi su per una rampa di scale, gi per un altro
corridoio e infine attraverso una stanzetta circolare, carina come diversivo ma semplice anticamera a un ennesimo
corridoio. Tutta quella pietra cupa e compatta, insieme allo strano odore che aleggiava nell'aria e all'infinita serie di
passaggi, faceva venire in mente a Simon un'espressione studiata sui libri di storia: la tomba a corridoio. Si sforzava di
non pensarci, e invece eccola l.
"E cos sei una cacciatrice di demoni" disse lui a Julie cambiando spalla alla tracolla del borsone e accelerando per
tenere il passo.
" cos?"
"Una shadowhunter. E tu sei qui per scoprirlo" rispose lei. Poi si ferm davanti a una delle numerose porte: rovere
tinto, dettagli in ferro battuto, maniglia scolpita che riproduceva l'ala di un angelo. Julie la afferr e Simon pens a
tutte le colte che, nel corso dei secoli, qualcuno aveva gi abbassato quella maniglia. I dettagli dell'ala d'angelo erano
quasi completamente consumati.
Dietro la porta si apriva una piccola stanza dalle pareti di pietra che ospitava due letti singoli  su uno c'era una
valigia aperta  con colonnine di legno intagliato agli angoli, una finestra dal telaio a rombi offuscata dalla polvere di
anni e una grande armadio che pendeva da un lato, come se gli mancasse una gamba.
E c'era anche un ragazzo, in piedi su uno sgabello. Si gir lentamente guardandoli dall'alto, come una statua sul suo
plinto. In effetti non era poi molto diverso da una statua, alla quale qualcuno si fosse preso la briga di infilare un paio
di jeans e una vistosa maglietta da rugby rossa e gialla. I lineamenti del viso erano puliti e perfetti come quelli di
un'opera d'arte; aveva spalle larghe e fisico atletico, come del resto la maggior parte degli Shadowhunters.
Simon sospettava che l'Angelo non scegliesse i suoi guerrieri fra gli asmatici o gli sfigati che si beccavano
regolarmente il pallone dritto in faccia, quando giocavano a pallavolo.
Quel ragazzo aveva la pelle illuminata da una bella abbronzatura dorata, gli occhi castano scuro e ricci castano chiaro
che gli ricadevano sulla fronte. Sorrise, vedendoli entrare, e su una guancia gli si form una fossetta.
Simon non si riteneva granch come giudice di bellezza maschile, tuttavia non gli sfugg un debole suono alle sue
spalle che lo spinse a voltarsi.
Quel suono era stato un sospiro irrefrenabile e particolarmente intenso da parte di Julie, che ora, sotto lo sguardo di
Simon, si stava producendo anche in una contorsione lenta e involontaria.
Simon prese quella "sospirsione" come il chiaro indizio che, quanto ad aspetto, quel tipo doveva essere davvero fuori
dal comune.
Alz gli occhi al cielo. Evidentemente, tutti gli Shadowhunters maschi erano modelli di biancheria intima, compreso il
suo nuovo compagno di stanza...La vita era una beffa continua, per lui.
Julie sembrava molto occupata ad ammirare il ragazzo sullo sgabello.
Simon avrebbe avuto diverse domande da farle, tipo "chi  quello?" e "perch sta in piedi su uno sgabello?", ma non
voleva disturbarla.
"Sono molto contento che siate qui, ragazzi! Ora per...niente panico" sussurr lo sconosciuto.
Julie indietreggi di un passo.
"Ma sei fuori?" fece Simon. "Dire niente panico  garanzia di panico per chiunque! Cerca di essere pi preciso riguardo
al problema."
"Ok, capisco cosa vuoi dire e hai anche ragione" ribatt il bello.
Aveva un'inflessione insolita, la voce melodiosa eppure aspra su alcune sillabe. Simon era quasi certo che fosse
scozzese. "Il fatto  che credo ci sia un demone opossum dentro l'armadio"
"Per l'Angelo!" esclam Julie.
"Ma  ridicolo" fu il commento di Simon.
Dall'interno del mobile usc un rumore. Un rumore graffiante, gorgogliante, sibilante che gli fece rizzare i peli sulla
nuca.
Veloce come un fulmine e con la tipica grazia Shadowhunter, Julie balz sul letto libero.
Simon dedusse che fosse quello destinato a lui. L'idea di avere gi una ragazza nel letto a due minuti dal suo arrivo
sarebbe anche stata eccitante, se solo lei non fosse stata l solo per mettersi in salvo da un roditore infernale.
"Simon, fa qualcosa!"
"Si, Simon  Simon sei tu? Piacere! - fai qualcosa per questo opossum demoniaco" le fece eco il ragazzo sullo sgabello.
"Sono sicuro che quello l dentro non  un opossum demoniaco"
Lo strofinio concitato nell'armadio era molto rumoroso, e Simon non era poi cos certo di ci che aveva appena
dichiarato. In effetti sembrava che l dentro fosse in agguato qualcosa di enorme.
"Sono nata nella Citt di Vetro" disse Julie. "Sono una Shadowhunter e so gestire i demoni.
Per sono anche cresciuta in una bella casa, che non era infestata da una fauna schifosa!"
"Bhe, io sono di Brooklyn. E non per sparlare della mia amata citt, o descriverla come una montagna d'immondizia
pulciosa allietata solo da un po' di buona musica, ma essendoci vissuto ho una certa esperienza di roditori. Ho perfino
creduto di essere un roditore anch'io, ma solo per un breve periodo...Non me lo ricordo bene n ho voglia di parlarne.
Comunque so gestire un opossum...che, di nuovo, sicuramente non  demoniaco"
"Io l'ho visto, voi due no!" sbott il ragazzo sullo sgabello. "E vi dico che era sospettosamente grande! Diabolicamente
grande!"
Ci fu un altro fruscio, accompagnato da qualche soffio minaccioso. Simon si avvicin alla valigia aperta. Conteneva
tante magliette da rugby, ma sopra c'era dell'altro.
"Quella  un'arma?" chiese Julie.
"Ah, no,  una racchetta da tennis" rispose Simon.
Gli Shadowhunters avevano bisogno di pi attivit extrascolastiche.
Decisamente.
Gli venne il sospetto che la racchetta sarebbe stata un'arma pessima, ma non aveva altro. Si sporse verso l'armadio e
apr l'anta: dentro, nei recessi saccheggiati e mordicchiati del mobile, c'era effettivamente un opossum.
Gli occhi rossi brillarono e il piccolo muso spalancato emise un sibilo rabbioso contro Simon.
"Che schifo! Uccidilo, Simon!" grid Julie.
"Simon, sei la nostra unica salvezza!" aggiunse il ragazzo sullo sgabello.
L'opossum si mosse, come se stesse per saettare in avanti. Simon lo manc e picchi fragorosamente la racchetta
contro la pietra. L'animale sibil di nuovo e cambi direzione.
Simon ebbe la folle idea che si trattasse di una finta, ma un secondo dopo l'opossum gli si infil tra le gambe. Emise un
suono simile a un urlo strozzato, incespic all'indietro e si mise ad arrestare colpi a destra e a sinistra, finendo
inevitabilmente per colpire solo il pavimento. Gli altri due gridavano come forsennati. Simon si gir di scatto per
localizzare il roditore, intercett un lampo di pelliccia con la coda dell'occhio e si gir di nuovo. Il ragazzo sullo
sgabello, forse in cerca di rassicurazione oppure nell'incauto tentativo di essere d'aiuto, afferr Simon per le spalle e
cerc di farlo girare, stringendo il tessuto della maglietta per fare leva.
"L!" sbrait nell'orecchio di Simon, il quale si volt secondo il proprio istinto, venne fatto girare contro la propria
volont, e fin per fare un passo all'indietro contro lo sgabello.
Se lo sent vacillare contro le gambe, mentre il ragazzo che ci stava sopra lo agguantava di nuovo per le spalle. Simon,
gi frastornato, barcoll e vide il piccolo corpo peloso dell'opossum che tentava di insinuarsi su per la sua scarpa da
ginnastica. E l avvenne il fatale errore: si diede una gran racchettata sul piede.
E lo fece con molta, molta energia.
Simon, sgabello, ragazzo sullo sgabello e racchetta rovinarono tutti sul pavimento.
L'opossum sgattaiol fuori dalla porta, e Simon ebbe l'impressione che, strada facendo, quegli occhietti rossi avessero
persino scoccato uno sguardo di trionfo.
Non era in condizione di darsi all'inseguimento, trovandosi impigliato in un intrico di gambe di sgabello e gambe
umane. Come se non bastasse, aveva picchiato la testa contro la colonna del letto.
Stava cercando di mettersi a sedere, massaggiandosi la fronte e vincendo una leggera vertigine, quando Julie salt gi
dal letto. La colonna di legno oscill sotto la forza di quel movimento e, ancora una volta, and a colpire la testa di
Simon, questa volta sulla nuca.
"Ragazzi, io vi lascio, prima che la creatura decida di ritornare al nido!" annunci Julie.
"Cio, volevo dire...lascio a voi la questione." Si ferm sulla porta, lo sguardo fisso nella direzione in cui era scappato
l'opossum.
"Ora vi saluto" concluse, sfrecciando dalla parte opposta.
"Ahia..." fece Simon, rinunciando a stare seduto e sdraiandosi con le mani sotto la testa.
Aveva il viso contratto in una smorfia."Molto ahaia. Bhe, direi che  stato..."
Indic lo sgabello, la porta aperta, quello schifo di armadio e se stesso supino.
" stato..." disse ancora, ritrovandosi poi a scuotere la testa ridendo "uno spettacolo davvero notevole se si considera
che  stato offerto da coloro che un giorno saranno tre valori cacciatori di demoni!"
Il ragazzo non pi sullo sgabello sembrava scosso, sicuramente perch convinto che il suo nuovo compagno di stanza
fosse uno squilibrato che se la rideva per gli opossum. Simon, per, non riusciva a trattenersi. Era un fiume di risate.
Uno qualsiasi degli Shadowhunters di New York avrebbe risolto la situazione in un batter d'occhio. Isabelle, per
esempio, avrebbe senza dubbio decapitato il roditore con un colpo di spada. L invee era circondato da gente che
andava nel panico, strillava e si rifugiava sugli sgabello: disastri ambulanti, essere incapaci anche solo di affrontare un
roditore solitario.
Esattamente come lui. Ragazzi normali, in pratica.
Fu un tale sollievo che gli venne quasi un capogiro. Ma forse era per via di tutti i colpi presi.
Continu a ridere e, quando si volt verso il compagno di stanza l'altro incroci il suo sguardo.
"Peccato che le nostre insegnanti non abbiano assistito a questa performance straordinaria" commento il ragazzo,
serio. Poi anche lui scoppi a ridere, coprendosi la bocca con una mano mentre, all'angolo degli occhi, la pelle gli si
increspava in un ventaglio di piccole rughe, come se ridere fosse per lui un'abitudine e il suo viso fosse
semplicemente adatto.
"Spaccheremo."
Dopo il leggero attacco isterico da opossum, entrambi si alzarono e cominciarono a disfare i bagagli, presentandosi.
"Scusami, davvero. Non sono il massimo quando ci sono di mezzo certe bestie impazzite.
Speriamo di dover affrontare demoni che viaggiano un po' pi in alto da terra...Comunque io sono George Lovelace,
piacere" disse il ragazzo, seduto sul letto, accanto alla valigia.
Simon fiss prima il borsone pieno, e quindi l'armadio, senza troppa convinzione. Non era sicuro di poter fidare le sue
preziose T-shirt a quella tana di opossum.
"Quindi sei uno Shadowhunter?"
Ormai aveva capito come si formavano i nomi Shadowhunter, e aveva gi inquadrato George a prima vista. Ma era
stato prima di pensare che George potesse essere un tipo in gamba. Ora era deluso. Sapeva cosa pensavano gli
Shadowhuntes dei mondani, invece sarebbe stato bello affrontare la scuola con uno estraneo a tutte quelle faccende.
Sarebbe stato bello avere di nuovo un coinquilino simpatico. Uno come Jordan. Non ricordava tanto bene il ragazzo
che viveva con lui ai tempi in cui era un vampiro, ma i pochi ricordi che aveva erano positivi.
"Diciamo che sono un Lovelace" rispose George. "La mia famiglia lasci gli Shadowhunters per pigrizia nel Settecento,
poi i suoi membri si stabilirono fuori Glasgow per diventare i migliori ladri di pecore di tutto il paese. L'unico altro
ramo dei Lovelace ha smesso con la caccia ai demoni nell'Ottocento  mi pare che una figlia avesse ricominciato, ma
poi  morta, quindi siamo rimasti soltanto noi. Gli Shadowhunters sono tornati a bussare alla nostra porta dai miei
antenati, ma loro, coraggiosi, hanno sempre preferito le pecore!
Alla fine il Conclave ha smesso di farsi vivo, perch si  stancato del nostro atteggiamento da fannulloni. Cosa posso
dirti? I Lovelace sono rinunciatari."
George fece spallucce e lasci penzolare la racchetta da tennis, come per dire 'che ci posso fare?'. L'attrezzo aveva le
corde rotte. Ed era ancora la loro unica arma nel caso in cui l'opossum avesse deciso di tornare.
Simon controll il cellulare. A Idris non prendeva, sorpresona! Lo butt in valigia, fra le magliette, "Una stirpe nobile"
"Ci credi che fino a qualche settimana fa non ne sapevo niente? Gli Shadowhunters sono tornati a cercarci dicendo che
avevano bisogno di nuovi...Si, di nuovi cacciatori di demoni per la lotta contro il male, perch un sacco di loro erano
morti in una guerra. Certo, devo ammettere che sanno essere convincenti, quando vogliono."
"Dovrebbero fare qualche bel depliant pubblicitario" propose Simon, e George sorrise.
"Con la foto di un gruppo di loro, tutti super fighi, vestiti di nero dalla testa ai piedi. E sotto magari la scritta: PRONTO
A DIVENTARE UN DURO? Ok, mettetemi in contatto con l'ufficio marketing degli Shadowhunters, avrei altre perle di
questo tipo da proporre."
"Purtroppo ho pessime notizie da darti riguardo a gran parte degli Shadowhunters e alla loro dimestichezza con la
stampa..." disse George.
"Comunque  venuto fuori che i miei genitori avevano sempre saputo tutto e non mi avevano mai detto niente. Perch
avrebbe dovuto importarmi un dettaglio del genere? Dicevano che mia nonna era pazza, quando raccontava di ballare
con le fate! Prima di partire sono stato molto chiaro sul fatto di avermi tenuto all'oscuro da certi segreti fenomenali.
Mio padre ha risposto che, in tutta onest, mia nonna  effettivamente fuori di testa.
Per le fate esistono davvero. Probabilmente non il suo amante fatato alto dodici centimetri che si chiama Bluebell,
quello no."
"Potrei scommettere il contrario" comment Simon, ripensando a tutto ci che ricordava delle fate. "Ma non punterei
troppo soldi."
"Quindi tu sei di New York? Wow, fico."
Simon fece spallucce: non sapeva cosa dire, lui che per tutta la vita si era sentito cos naturalmente a proprio agio in
quella citt e poi aveva scoperto di esserne stato tradito. Lui che aveva desiderato cos intensamente di andarsene.
"Come hai fatto a scoprire tutto? Hai la Vista?"
"No" rispose lentamente Simon. "No, io sono normalissimo, ma la mia migliore amica ha scoperto di essere una
Shadowhunter, nonch la figlia di un tizio veramente malvagio. Oltre che sorella di un altro tipo, se possibile peggio
del padre. Insomma, una sfortuna pazzesca con la famiglia. Io sono rimasto coinvolto e, se devo dirti la verit, non
ricordo proprio tutto, perch..."
Simon si interruppe e cerc di pensare a un modo per spiegare quell'amnesia demoniaca senza convincere George del
fatto che lui e sua nonna condividessero gli stessi problemi.
Poi si accorse che il ragazzo lo stava guardando con occhi sgranati.
"Ma tu sei Simon..." sussurr. "Simon Lewis!"
"Esatto. Ehi, c' il mio nome sulla porta oppure da qualche parte c' un registro da firmare?"
"Il vampiro. Il migliore amico di Mary Morgenstern!"
"Ah, Clary. Bhe, si, sono io. Mi piace pensare a me stesso come all'ex morto vivente."
Il modo in cui George lo stava osservando, come se fosse seriamente colpito piuttosto che deluso o carico di
aspettative, lo metteva un po' in imbarazzo. E gli faceva anche piacere, doveva ammetterlo. Era molto diverso da
come lo guardava chiunque altro, nella sua vecchia vita o nella nuova.
"Tu non ti rendi conto! Sono finito in questo buco gelido pieno di melma e roditori, e l'intera Accademia brulicava di
gente che parlava di questi eroi della mia et che hanno davvero visitato una dimensione infernale.  stato molto utile
per vedere sotto un'altra luce il problema dei gabinetti che non funzionano."
"Non funzionano? E quindi cosa...come..?"
George toss "Entriamo in comunione con la natura, non so se mi spiego."
Insieme guardarono fuori dai vetri a rombo della finestra gi sul bosco, dove le foglie svolazzavano lievi al vento. Poi,
tristi e sconsolati, tornarono a guardarsi l'un l'altro.
"Dico davvero, tu e il tuo gruppo siete sulla bocca di tutti" spieg George per tornare a un argomento pi allegro. "Bhe,
quello e il fatto che dei piccioni hanno fatto il nido nei forni, in cucina. Hai salvato il mondo, vero? E non te lo ricordi.
Dev'essere strano."
"Lo , George, grazie per averlo detto"
L'altro rise, lanci la racchetta rotta sul pavimento e continu a guardarlo come se fosse un personaggio
straordinario. "Wow. Simon Lewis. Allora ho qualcuno da ringraziare in questa Accademia del Terrore per avermi
messo in camera col compagno pi tosto che potesse capitarmi."
George accompagn Simon gi per la cena, e lui gliene fu profondamente grato. La sala mensa era molto simile a tutte
le altre stanze in pietra a pianta quadrata dell'Accademia, a parte il fatto che, a un'estremit, ospitava un'enorme
mensola da camino intagliata da cui spiccavano spade incrociate e un motto tanto consumato da essere diventato
illeggibile agli occhi di Simon.
C'erano svariati tavoli rotondi circondati da sedie in legno di diverse dimensioni, e Simon cominci a sospettare che
avessero arredato l'Accademia sgombrando il garage di qualche anziano signore. Il locale era pieno di ragazzi, in gran
parte almeno di un paio d'anni pi piccoli di Simon. Alcuni anche di pi. Prima di quel momento non si era reso conto
di essere un tantino attempato per fare l'aspirante cacciatore di demoni, e il pensiero lo agit fino a quando rivide
alcune facce, vagamente familiari, che dimostravano la sua et, fu pi sollevato.
Julie dalla faccia stretta, Beatriz e un altro ragazzo videro i due nuovi arrivati e fecero loro cenno di raggiungerli.
Simon pens che il gesto fosse rivolto a George, ma quando si sedette Julie si sporse verso di lui.
"Non ci posso credere, prima non hai detto che eri Simon Lewis! E io l a pensare che fossi soltanto un mondano."
Simon si allontan leggermente, "Io sono soltanto un mondano." Julie rise.
"Hai capito cosa intendo."
"Sta dicendo che siamo tutti in debito con te, Simon" intervenne Beatriz Mendoza, sorridendogli. Aveva un sorriso
fantastico. "Non ce lo dimentichiamo.  un piacere conoscerti, ed  un piacere averti qui.  addirittura possibile che,
per una volta, riusciremo ad avere una conversazione ragionevole con un maschio! Con il nostro Jon, qui, non ci sono
speranze."
"Sono Jonathan Cartwright, piacere."
"Jonathan" ripet Simon.
" un nome molto diffuso tra gli Shadowhunters" rispose il ragazzo.
"Dopo Jonathan Shadowhun..."
"No, no, lo so, ho la mia brava copia del Codice." In realt Clary gli aveva prestato la sua, e lui si era divertito da pazzi a
leggere gli scarabocchi scritti a margine delle pagine da praticamente tutti i ragazzi dell'Istituto.
Sentiva che stava iniziando a conoscerli, l al sicuro, lontano, dove non potevano vederlo sbagliare n dar prova dei
continui vuoti di memoria. " solo che...conosco altri che si chiamano Jonathan. E nessuno si fa chiamare cos.
Si...faceva chiamare cos."
Non ricordava molto del fratello di Clary, per sapeva come si chiamava.
E non smaniava dalla voglia di ricordare altro.
"Ah, giusto, Jonathan Herondale" disse Jon. "Lo conosci di sicuro. Anche io e lui siamo abbastanza amici. Gli ho
insegnato una mossa o due che probabilmente vi hanno aiutati a uscire dal regno dei demoni, dico bene?"
"Ti stai riferendo a...Jace?" chiese Simon, incerto.
"Bhe, ovvio.  probabile che abbia parlato di me."
"Non che io ricordi...per soffro di amnesia demoniaca, quindi non conta."
Jon annu e fece spallucce. "Giusto. Che peccato. Mi avr nominato e tu te ne sarai dimenticato, per via del tuo
problema. Non per vantarmi, ma siamo piuttosto in confidenza, io e Jace."
"Piacerebbe molto anche a me essere in confidenza con Jace Herondale!" sospir Julie. " troppo bello."
" pi fico di un frutto fico su un albero di fico in una piantagione di fichi." Concord Beatriz, trasognata "E questo chi
sarebbe?" chiese Jon squadrando George, spaparanzato contro lo schienale con un'espressione piuttosto divertita.
"A proposito di strafichi, vuoi dire? Sono George Lovelace. E bench il mio cognome possa far pensare a pizzi e
merletti sdolcinati, io lo dico senza imbarazzo, tanta  la fiducia nella mia mascolinit."
"Oh, un Lovelace" disse Jon distendendo la fronte. "Si, puoi sedere con noi."
"Per devo ammettere che finora il mio cognome non  mai stato un punto di forza" sottoline George.
"Shadowhunters, valli a capire!"
"Bhe, insomma, vorrai frequentare gente della tua categoria"
"Sarebbe a dire?" chiese Simon "In Accademia ci sono due diverse categorie di studenti" spieg Beatriz.!
Quella a cui appartengono i mondani, che devono ricevere maggiori dettagli sul nostro mondo e soprattutto
sull'addestramento di base di cui hanno un bisogno disperato, e la categoria dei veri rampolli Shadowhunters, dove il
programma parte da un livello pi avanzato."
Julie arricci il labbro. "In sostanza, Beatriz sta dicendo che qui dentro ci sono un'lite e una feccia."
Simon li fiss, abbattuto. "Quindi...io sar in automatico nella feccia."
"Ma no, Simon, no!" esclam Jon, scioccato. "Certo che non sarai con quelli!"
"Ma io sono un mondano"
"Tu non sei un mondano qualunque" gli disse Julie. "Sei un mondano eccezionale. E questo significa che verranno fatte
delle eccezioni."
"Se qualcuno prova a metterti coi mondani, intervengo io" dichiar Jon, con superbia. "Gli amici di Jace Herondale, 
ovvio sono anche amici miei."
Julie diede una lieve pacca sulla mano di Simon, e lui inizi a guardarsela come se non gli appartenesse. Non voleva
essere inserito nella fascia degli sfigati, ma nemmeno gli piaceva essere rassicurato sul fatto che non sarebbe
accaduto.
Eppure si ricordava che, di tanto in tanto, anche Isabelle, Jace e Alec qualcosa di strano sui mondani lo dicevano. Loro
per non erano cos cattivi: era tutta colpa del mondo in cui erano cresciuti. Non pensavano sul serio quello che
sembrava pensassero. Ne era piuttosto certo.
Beatriz, che gli era piaciuta a prima vista, si sporse davanti a Julie e disse: "Tu ti sei pi che guadagnato il tuo posto."
Gli rivolse un sorriso timido, e Simon non pot fare a meno di ricambiare.
"Quindi io...sar nel gruppo della feccia?" chiese George con cautela.
"Non so niente degli Shadowhunters, Nascosti e demoni."
"Ma figurati. Tu sei un Lovelace. Vedrai che ti verr tutto molto naturale, ce l'hai nel sangue."
George si mordicchi il labbro inferiore. "Se lo dici tu..."
"La maggior parte degli studenti dell'Accademia frequenter il corso d'lite" si affrett a spiegare Beatriz. "Le nostre
nuove reclute sono quasi tutte come te, George. Gli Shadowhunters stanno setacciando il mondo alla ricerca di gente
perduta e smarrita con sangue Shadowhunter nelle vene."
"Quindi  il sangue Shadowhunter a inseriti nella fascia d'lite" osserv George. "Le conoscenze no, per niente"
" pi che giusto" ribatt Julie. "Guarda Simon. Ovvio che lui stia nell'lite, si  dimostrato degno."
"Simon ha dovuto salvare il mondo per farne parte e il resto di noi entra perch porta il cognome giusto?" domand
George con nonchalance, facendo l'occhiolino a Simon. "Che destino infausto, amico."
Sul tavolo scese un silenzio imbarazzante, ma Simon sospettava che nessuno si sentisse a disagio quanto lui.
"A volte anche chi ha sangue Shadowunter finisce nella fascia delle facce, se si copre di vergogna." rispose seccamente
Julie.
"Comunque si,  riservata principalmente ai mondani.  cos che ha sempre funzionato l'Accademia in passato ed 
cos che funzioner anche in futuro. Qui si accetta qualche mondano, quelli con la Vista o capacit atletiche notevoli.
Per loro  una splendida opportunit, un'occasione per diventare pi di quanto avrebbero mai potuto immaginare,
per non posso competere con i veri Shadowhunters. Forse non sarebbe nemmeno giusto pretenderlo. Non tutti
possono essere Simon."
" che alcuni di loro proprio non hanno l'attitudine" comment Jon con il solito tono di superiorit. "Alcuni non
sopravvivranno all'Ascensione."
Simon apr bocca per parlare, ma prima che potesse porre altre domande venne interrotto da un battito di mani.
"Cari studenti, miei Shadowhunters presenti e futuri" esord il Rettore Penhallow alzandosi dalla sedia. "Benvenuti,
benvenuti all'Accademia Shadowhunter!  una gioia vedervi qui riuniti alla cerimonia inaugurale della nostra scuola,
una scuola nella quale addestreremo un'intera nuova generazione affinch obbedisca alla Legge dettata dell'Angelo.
Per voi  un onore essere stati scelti per frequentarla, e per noi  un piacere avervi qui."
Simon si guard intorno. C'erano circa duecento studenti, calcol a occhio, scomodamente assiepati attorno a tavoli
malfermi. Not ancora una volta che tanti erano molto giovani, oltre che sporchi e tristi. Simon prov compassione
per loro, persino mentre si domandava quale fosse di preciso la condizione dell'acqua corrente dell'Accademia.
Nessuno aveva l'aria di sentirsi onorato, e Simon si ritrov a riflettere sui metodi di reclutamento degli
Shadowhunters. Julie parlava di loro come fossero nobili, gente alla ricerca di famiglie perdute della loro stessa razza
oppure disposta a offrire ai mondani opportunit eccezionali, per alcuni degli allievi dimostravano circa dodici anni.
Simon non poteva fare a meno di chiedersi come potesse essere la loro vita, se a quell'et erano pronti ad
abbandonare tutto per mettersi a lottare contro i demoni.
"Abbiamo avuto un paio di defezioni nello staff, ma sono certa che ce la caveremo egregiamente con l'eccellente
personale rimasto" prosegu la Penhallow. "E ora lasciate che vi presenti Delaney Scarsbury, il vostro istruttore capo!"
L'uomo seduto accanto a lei si alz in piedi. Il confronto tra i suoi bicipiti e quelli di Jon Cartwright era un po' come il
confronto tra un melone ed una mela, e come se non bastasse portava anche una benda da pirata, come l'angelo della
vetrata.
Simon si volt lentamente e guard George, sperando che capisse al volo.
Gli sillab, senza parlare: "Assurdo!"
George, che ovviamente aveva afferrato, annu e rispose, a sua volta: "Shadowhunter pirata!"
"Non vedo l'ora di ridurvi in poltiglia e di plasmare quella poltiglia in feroci guerrieri" annunci Scarsbury.
George e Simon si scambiarono un altro sguardo d'intesa.
Una ragazzina seduta al tavolo dietro Simon scoppi a piangere; poteva avere tredici anni.
"E lei  Catarina Loss, stregone molto stimato che vi insegner un sacco di cose su...storia e cos via!"
"Urr" disse la diretta interessata con un gesto disarticolato delle dita blu, come se avesse decido di tentare di
applaudire senza perdere tempo a sollevare entrambe le mani.
Il rettore non moll. "Gli anni passati, visto che gli Shadowhunters provengono un po' tutto il mondo, una volta alla
settimana avevamo l'abitudine si servire un meraviglioso piatto tipico di una nazione a scelta.
Ed  una tradizione che ovviamente vogliamo tenere viva! Purtroppo, per, le cucine sono in lieve di sfacelo, e per il
momento dobbiamo..."
"Minestra" intervenne Catarina, brusca. "Pentoloni su pentoloni di minestra marrone torbido. Buon appetito, ragazzi"
La Rettrice Penhallow ripropose il suo applauso in solitaria.
"Esatto. Buon appetito a tutti! E benvenuti, di nuovo!"
Era vero, da mangiare non c'erano altro che enormi pentoloni di metallo pieni di minestra dall'aspetto estremamente
discutibile.
Mentre era in coda, si azzard a sbirciare nelle untuose profondit di quel liquido scuro.
"Ci sono coccodrilli, l dentro?"
"Non ti garantisci niente" fu la risposta di Catarina, intenta a ispezionare la propria scodella.
Quando si infil nel letto, quella sera, Simon era esausto e ancora molto affamato. Cerc di tirarsi su di morale
pensando a come, qualche ora prima, su quel letto ci fosse stata una ragazza. Una ragazza per la prima volta sul suo
letto, pens...Poi, per, i ricordi sopraggiunsero come uno stralcio di nuvola davanti alla luna, quando erano cos
piccoli che sui pigiami avevano camioncini e pony. Ricord anche Isabelle: i suoi capelli scuri che invadevano il
cuscino, la gola offerta a lui, le unghie dei piedi che gli graffiavano la gamba come in un film erotico sui
vampiri...esclusa la parte delle unghie dei piedi. L'altro Simon era stato non soltanto un eroe, ma anche uno sciupa
femmine. Bhe, sicuramente pi di quanto fosse ora.
Isabelle. Le labbra di Simon si mossero per dar forma al suo nome, premendole contro il cuscino. Si disse che non
l'avrebbe pensata, non finch l'Accademia non lo avesse portato ad un certo livello. Non finch non fosse stato in via
di miglioramento, pi simile alle persone che lei voleva.
Si gir a pancia in su e fiss il soffitto di pietra.
"Sei sveglio?" bisbigli George. "Anche io. Continuo a pensare che l'opossum potrebbe tornare...e poi da dove era
sbucato, Simon? E dov' andato?"
Simon si rese conto del prezzo da pagare per trasformarsi in uno Shadowhunter gi il giorno seguente.
Innanzi tutto perch Scarsbury doveva prendere le misure per le tenute da allenamento, esperienza terrorizzante di
per s. Poi perch la procedura prevedeva commenti personali offensivi sul suo fisico.
"Che spalle strette hai" gli stava dicendo, pensieroso. "Come quelle di una donna."
"Ho un fisco snello" lo inform Simon con dignit.
Guard con amarezza in direzione di George, sdraiato su una panca ad aspettare che la sua misurazione finisse.
Indossava una tenuta smanicata, e Julie era andata a complimentarsi con lui per come stava bene e tastargli le braccia.
"Senti un po'" fece Scarsbury "ho qui una tenuta da ragazza che..."
"Va bene" rispose Simon. "Voglio dire,  tremendo, per va bene. Dia qui"
Scarsbury gli spinse fra le braccia il fagotto nero ripiegato. " per le ragazze alte" disse con un tono di voce che forse
voleva essere consolatorio, ma che era anche troppo forte.
Tutti si girarono per fissarlo. Simon si trattenne dal fare un inchino sarcastico e si allontan a passo pesante per
andare ad indossare la tenuta.
Quando tutti ebbero ricevuto la propria, fu il turno delle armi. Gli studenti mondani non potevano portare rune,
utilizzare lo stilo n gran parte dell'arsenale Shadowhunter, perci tutti ricevevano armi mondane; era un modo per
ampliare la conoscenza in materia di ragazzi Shadowhunters.
Secondo Simon, le sue conoscenze in proposito erano meno di zero.
Il Redattore Penhallow aveva fatto arrivare scatole pieni di coltelli terrificanti, uno spettacolo molto strano in un
contesto scolastico, e aveva chiesto agli allievi di scegliersi quello che ritenevano pi adatto.
Simon prese un pugnale a caso, poi si sedette al banco rigirandoselo tra le mani. Jon indic l'arma con un cenno.
"Carino."
"Gi" fece Simon, rispondendo al cenno e gesticolando con l'arma. " quello che ho pensato anche io. Carino. Molto
tagliente." lo conficc nel banco e dovette sforzarsi per liberarlo.
Aveva pensato che l'addestramento non potesse essere brutto come la preparazione all'addestramento, invece scopr
che era molto peggio.
Le giornate all'Accademia erano scandite dall'attivit fisica: in pratica era come passare sempre mezza giornata in
palestra. Una palestra piena di lame, peraltro.
Quando fu il momento di apprendere le basi della scherma, Simon venne messo in coppia con la ragazzina che aveva
notato in sala mensa, quella che era scoppiata a piangere subito dopo la presentazione di Scarsbury.
"lei  una categoria feccia, ma mi rendo conto che tu non sei molto esperto con la spada."
gli disse l'istruttore. "Comunque se pensi che non sia alla tua altezza, fammi sapere."
Simon si limit a fissare Scarsbury, anzich fare quello che avrebbe voluto, ovvero dirgli di non riuscire a credere che
un adulto stesse dando apertamente della feccia a una ragazzina.
La guard. Aveva una testa di capelli scuri china verso il basso e la spada le scintillava nella mano tremante.
"Ciao, io mi chiamo Simon"
"So chi sei" mormor Giusto, a quanto pareva lui era una star. Se avesse avuto ancora tutti i suoi ricordi, forse gli
sarebbe sembrato normale. Forse avrebbe saputo di meritarselo, invece di sapere che non era cos.
"Tu come ti chiami?" le chiese "Marisol" rispose lei, riluttante. Simon not che, scomparso Scarsbury, aveva smesso di
tremate.
"Non preoccuparti, ci vado piano" disse per incoraggiarla "Mmmm..." Marisol adesso non aveva pi l'aria di una che
stava per piangere. Aveva o sguardo sottile e concentrato.
Simon non era abituato ai ragazzi molto pi giovani di lui, per erano entrambi mondani, perci provava uno strano
senso di condivisione. "Ti stai ambientando? Senti la mancanza dei tuoi genitori?"
"Io non ce li ho, i genitori" rispose lei con una vocina arrabbiata.
Simon rimase di sasso. Che idiota era. E ci aveva anche pensato, al motivo per cui ragazzi cos piccoli potessero aver
deciso di entrare in Accademia. Per i mondani farlo significava scegliere di rinunciare ai genitori, alle famiglie, a tutta
la vita precedente. A meno che, ovviamente, non fossero gi orfani e privi di legami. Ci aveva pesato ma se ne era
dimenticato, ossessionato com'era dai suoi ricordi e da come si sarebbe inserito in quell'ambiente, tutto concentrato
su se stesso. Lui aveva una casa a cui fare ritorno, per quanto imperfetta. Aveva potuto scegliere.
"Che cosa ti hanno detto gli Shadowhunters, quando sono venuti a reclutarti?"
Marisol lo guard con occhi limpidi e freddi. "Mi hanno detto" disse "che avrei combattuto."
Come emerse ben presto, la ragazza prendeva lezioni di scherma da quando aveva imparato a stare in piedi. Lo colp
all'altezza delle ginocchia, facendogli letteralmente mangiare la polvere e lasciandolo barcollante mentre un
minuscolo vortice armato lo assaliva e lo metteva definitivamente al tappeto.
Per di pi, cadendo, Simon si fer alla gamba con la sua stessa spada, anche se si trattava di una ferita veramente da
poco.
"Ci sei andato un po' troppo piano con lei" comment Jon passandogli accanto e aiutandolo a rialzarsi. "La feccia non
impara, se non lei si insegna, sai?"
Il tono di voce era gentile; lo sguardo che aveva lanciato a Marisol, no.
"Lasciala in pace" bisbigli Simon tra s, per non disse che Marisol l'avesse sconfitto lealmente. In fondo, tutti erano
convinti che lui fosse un eroe.
Jon gli sorrise e prosegu per la sua strada. Marisol non lo degn di uno sguardo. Simon si studi la gamba: bruciava.
All'Accademia non si passava il tempo solo a pugnalarsi. Alcune attivit erano piuttosto normali, come la corsa, ma
mentre Simon cercava di tenere il passo con gente molto pi atletica di lui, era costantemente afflitto dal ricordo di
quando i suoi polmoni non bruciavano per mancanza d'ossigeno, di quando il suo cuore non batteva a mille per
l'eccesso di sforzo. Era stato veloce, un tempo, pi veloce di qualsiasi Shadowhunter dell'Accademia.
Freddo, rapace, potente.
E morto, ricord a se stesso restando nuovamente dietro agli altri. Non voleva essere morto.
La cosa era comunque molto meglio dell'equitazione. L'Accademia aveva organizzato un corso introduttivo il primo
venerd del loro arrivo, e a Simon sembr che lo avessero fatto quasi per premio.
E in effetti tutti gli altri si erano comportati proprio come se fosse tale.
Solo gli studenti della categoria d'lite potevano andare a cavallo, e a mensa avevano preso in giro la feccia per quello
che si erano persi. La cosa sembrava rincuorare molto Julie e Jon, aiutandoli ad affrontare la tremenda minestra che
non finiva mai. Simon, in equilibrio precario sul dorso di una bestia enorme che roteava gli occhi e apparentemente
cercava di ballare il tip tap, non vedeva niente di gratificante in quella nuova attivit. La feccia era stata spedita a
imparare lezioni di base sull'attivit degli Shadowhunters; quasi tutte le loro nozioni erano separate da quelle
dell'lite, e Jon assicur a Simon che erano noiose. In quell'esatto istante, Simon pens che a lui un po' di noia sarebbe
andata benissimo.
"Sim" lo chiam George sottovoce. "Consiglio flash: cavalcare viene meglio se tieni gli occhi aperti"
"La mia ultima esperienza con l'equitazione risale alla giostra di Central Park" ribatt lui.
"Scusa tanto se non sono il Signor Darcy di Orgoglio e Pregiudizio!"
George, come molte delle signorine presenti stavano rilevando, era un cavaliere eccellente.
Gli bastava un accenno perch l'animale reagisse e cavallo e cavaliere si muovessero con perfetta fluidit, mentre la
luce del sole faceva splendere di riflessi gli stupidi ricci del ragazzo. Aveva l'aspetto giusto, faceva sembrare tutto
facile e armonioso, come un cavaliere del cinema. Simon ricord di aver letto libri che parlavano di cavalli magici
capaci di leggere ogni pensiero del loro cavaliere, libri su cavalli nati dal Vento del Nord. Faceva parte dell'identit
stessa di un guerriero magico, il fatto di possedere un nobile destriero.
Il cavallo di Simon per non era normale, o forse era un genio in grado di capire che il suo cavaliere non aveva idea di
come controllarlo. Part al galoppo per un giro nel bosco, con in groppa Simon che, alternativamente, lo supplicava, lo
minacciava o cercava di corromperlo. Se quell'animale era davvero capace di leggerli nei pensieri, allora era un
sadico.
Quando scese il buio e la sera si fece pi fresca, il cavallo decise di tornare alla scuderia.
Simon non aveva avuto voce in capitolo, per era riuscito a smontare di sella con un capitombolo epico, per poi
barcollare fin dentro all'Accademia, dita e ginocchia completamente insensibili.
"Ah, eccoti qui" gli disse Scarsbury. "George Lovelace era fuori di s- Voleva organizzare una spedizione per venire a
cercarti."
A quella notizia, Simon si pent di ci che aveva pensato a riguardo alle doti equestri dell'altro.
"mi faccia indovinare...tutti gli altri hanno detto: ma no, essere dati per morti fortifica il carattere!"
"Io non ero preoccupato che finissi sbranato vivo in qualche angolo recondito del bosco" rispose Scarbury, che aveva
l'aria di non essersi mai preoccupato di niente in vita sua.
"Certo che no, sarebbe stato ass..."
"Avevi il pugnale" concluse l'istruttore con disinvoltura, allontanandosi e lasciando Simon a parlare da solo.
"Avevo il...pugnale ammazzaorsi?! Lei considera davvero uno scenario plausibile il sottoscritto che uccide un orso?
Ma cosa sapete degli orsi, da queste parti? No, mi correggo.
In qualit di educatore, sarebbe sua responsabilit dirmi se ci sono orsi in questi boschi!"
"Ci vediamo agli allenamenti con il giavellotto, Lewis. Ti voglio sveglio e puntuale" lo inform l'istruttore, senza fare
una piega n voltarsi indietro.
"Ci sono orsi in questi boschi?" ripet Simon a se stesso. " una domanda semplice. Perch gli Shadowhunters se la
cavavano cos male con le domande semplici?"
I giorni trascorsero in una nube indistinta di attivit terribili e sempre violente. Se non era il giavellotto, si trattava di
farsi sbattere contro le pareti, da una parte all'altra della stanza (dopo George si era scusato, ma non era servito a un
granch). Se non erano esercizi con il pugnale, erano duelli con la spada e conseguenti, umilianti sconfitte di fronte
alle lame di minuscoli, perfidi allievi Shadowhunters. Se non era la spada, era la corsa ad ostacoli, sulla quale Simon si
rifiutava di rilasciare commenti. Julie e Jon si erano fatti sempre pi freddi durante i pasti, e un paio di volte erano
circolati perfino commenti acidi sui mondani.
Esausto, Simon barcollava verso l'esercizio seguente, che di nuovo prevedeva oggetti taglienti del tutto inutili, quando
Scarsbury gli mise in una mano un arco.
"Voglio che tutti provino a colpire bersagli" annunci l'istruttore, "Tu, Lewis. Voglio che provi a non colpire nessuno
dei tuoi compagni."
L'arco era pesante, ma ben proporzionato, facile da sollevare e maneggiare. Simon incocc la freccia e percep la
tensione della corda, pronta ad essere rilasciata per scagliare il proiettile lungo la traiettoria desiderata dall'arciere.
Pieg l'avambraccio, e fu un gioco da ragazzi: centro perfetto.
Tir una seconda volta, e poi un'altra, con le frecce che volavano dritto verso il bersaglio, le braccia che gli bruciavano
per la tensione del muscolo e il cuore che batteva, gonfio di una sensazione simile alla gioia. Era contento di sentire i
bicipiti che lavoravano e il cuore che pulsava. Era felice di essere di nuovo vivo e poter assaporare ogni attimo di
quella consapevolezza.
Quando riabbass l'arco, si accorse che tutti lo stavano guardando.
"Potresti rifarlo?" gli chiese Scarsbury.
Simon aveva imparato a tirare con l'arco in vacanza, a un campo estivo, ma di colpo gli torn in mente anche
qualcos'altro. Stava respirando. Il suo cuore batteva. Gli Shadowhunter lo stavano guardando. Anche allora era stato
solo un essere umano, un mondano disprezzato da tutti, per aveva ucciso un demone. Ricord di avere visto che
c'era una cosa da fare, e l'aveva fatta. Ad agire era stato un ragazzo non molto diverso da quello che era l, in quel
momento.
Sent un sorriso allargarsi sul viso, facendogli male alle guance.
"Si, penso di si."
La sera, a cena, Julie e Jon si dimostrarono molto pi simpatici rispetto agli ultimi giorni.
Simon ridacchi di quando aveva ucciso il demone, per lo meno quello che ricordava, e Jon si offr di insegnargli
qualche trucchetto con la spada.
"Mi piacerebbe molto saperne di pi sulle tue avventure" disse Julie.
"Qualsiasi cosa ricordi. Soprattutto se c' di mezzo anche Jace Herondale!
Sai per caso come ha fatto a procurarsi quella cicatrice cos sexy che ha sul collo'"
"Ah...in effetti...si. Si, sono stato io."
Tutti si voltarono a fissarlo.
" possibile che l'abbia morso. Un pochino. Un morsetto, pi che un morso vero e proprio"
"Ed era buono?" si inform Julie, dopo una pausa di riflessione.
"Ha tutta l'aria di esserlo..."
"Guarda che non  un bicchiere di succo" ribatt Simon.
Beatriz annu, seria. Entrambe le ragazze sembravano molto interessate alla discussione.
Troppo interessante. Avevano gli occhi lucidi.
"Per caso gli sei salito sopra lentamente, poi hai abbassato pian piano la testa sulla sua gola tenera e pulsante?" volle
sapere Beatriz. "Riuscivi a sentire il calore emanato dal suo corpo mentre penetrava dentro il tuo?"
"E gli hai leccato il collo, prima di morderlo?" intervenne Julie.
"Ah, e poi sei riuscito a toccargli i bicipiti?" Si strinse nelle spalle.
"No,  solo che sono curiosa di conoscere le tecniche dei vampiri, sai com'"
"Scommetto che durante quel momento speciale con Jace, Simon  stato gentile e autoritario al tempo stesso"
comment Beatriz, trasognata.
"Voglio dire,  stato speciale, no?"
"No!" esclam Simon. "E non mi stancherei di ripeterlo. Ho morso diversi Shadowhunters, ho morso Isabelle e Alec
Lightwood; mordere Jace non  stato un momento tenero e speciale!"
"Hai morso Isabelle e Alec!" esclam Julie, praticamente sull'orlo di una crisi di nervi.
"Che cosa ti avranno mai fatto i Lightwood?"
"Wow" fece Geroge. "Io pensavo che i regni demoniaci fossero spaventosi, invece sembra sia stato tutto un
mangiucchiamento."
"No, invece!" protest Simon.
"Possiamo smettere di parlarne?" sugger Jon, con voce tagliente.
"Sono sicuro che abbiate tutti fatto quello che dovevate fare, ma trovo che il pensiero di tutti gli Shadowhunters finiti
pressa di un Nascosto sia ripugnante."
A Simon non era piaciuto il modo in cui Jon aveva pronunciato la parola Nascosto, come se fosse pi o meno
equivalente all'aggettivo ripugnante.
Ma forse era naturale che Jon si sentisse turbato; in fondo era stato cos anche per lui: non era stata sua intenzione
trasformare gli amici in prede.
Quella giornata era andata abbastanza bene, e Simon non aveva voglia di rovinarla. Decise che era abbastanza di buon
umore da lasciar correre.
Si sent pi a suo agio del solito, in Accademia, almeno fino a quella notte, quando il suo sonno fu interrotto
dall'incombere di un profluvio di ricordi.
A volte gli succedeva proprio cos: i ricordi non erano piccole punture dolorose, ma una vera e propria cascata,
tremenda e travolgente. Gli era gi capitato di ripensare al suo coinquilino. Sapeva di aver avuto un amico di nome
Jordan e che quel Jordan era stato ucciso, per non aveva mai rivissuto le emozioni che tutto ci aveva comportato: il
modo in cui Jordan l'aveva accolto quando sua madre gli aveva sbattuto la porta in faccia, i discorsi fra loro su Maia,
Clary che rideva, dicendo che Jordan era carino, Jordan che parlava, paziente, gentile e sempre disponibile, pi di
quanto la sua missione richiedesse. Per Jordan, Simon non era un vampiro qualunque. Ricord di aver visto lui e Jace
che si ringhiavano contro alla brutta, e poi giocavano ai videogiochi come due scemi; Jordan che lo trovava
addormentato in garage; Jordan che guardava Maia con gli occhi pieni di rimpianto.
E ricord di aver tenuto il ciondolo del Preator Lupus tra le mani, a Idris, dopo che Jordan era morto. Da allora l'aveva
stretto ancora, una volta riacquistati alcuni ricordi; ne aveva sentito il peso e si era domandato il significato di quel
motto latino, Aveva ricordato che Jordan era stato il suo coinquilino, nonch uno dei tanti caduti di guerra.
Ma non aveva mai sentito il peso di tutto ci, non fino a quel momento.
Ora i ricordi lo stavano facendo sentire come se qualcuno gli avesse messo sul petto una montagna di pietre. Non
riusciva a respirare. Esplose fuori dalle lenzuola e butt le gambe gi da un lato del letto; tocc con i piedi il
pavimento di pietra e ricevette una scossa di freddo.
"Eh? Cosa?" borbott George. " tornato l'opossum?"
"Jordan  morto" rispose Simon, sconsolato, prendendosi il viso tra le mani.
Silenzio.
George non gli chiese chi fosse Jordan, n perch, tutto a un tratto, gli importasse di lui.
Simon non avrebbe saputo come spiegare quel groviglio di dolore e senso di colpa che si sentiva dentro al petto: come
odiasse se stesso per essersi dimenticato del suo amico, sebbene non ne avesse colpa; come tutto ci fosse simile a
scoprire per la prima volta che era morto e sentire allo stesso tempo una ferita cicatrizzata che si riapriva. Avvertiva
un sapore amaro in bocca, un sapore di sangue vecchio, molto vecchio.
George si allung e gli pos una mano sulla spalla. La tenne l: presa salda, mano calda e ferma, un'ancora nella fredda
e oscura notte dei ricordi di Simon.
"Mi dispiace" gli mormor. Dispiaceva anche a Simon.
Per cena, il giorno dopo, c'era di nuovo minestra. Da molti giorni oramai mangiavano minestra a ogni pasto. Simon
nemmeno ricordava una vita prima della minestra, e dubitava che ce ne sarebbe mai stata un'altra dopo.
Si chiese se gli Shadowhunters avessero delle rune per proteggersi dallo scorbuto.
Il loro solito gruppo era radunato attorno al solito tavolo. Chiacchieravano, quando ad un tratto Jon disse: "Preferirei
che l'insegnate di Demoni seguisse un programma un po' pi decente, non so se mi spiego..."
"Uh" fece Simon, che durante le lezioni di Demoni nel corso delle varie epoche se ne stava per lo pi seduto tranquillo,
felice che non gli chiedessero di muoversi. "Non abbiamo tutti...gli stessi obiettivi a caccia ai demoni?"
"Hai capito cosa voglio dire" ribatt Jon. "Ci devono insegnare anche i crimini passati degli stregoni. Noi dobbiamo
combattere anche i Nascosti Sarebbe da ingenui pensare che siano tutti mansueti."
"I Nascosti..." ripet Simon. La minestra gli si trasform in cenere dentro la bocca, un miglioramento, di fatto. "Come i
vampiri?"
"No!" si affrett a specificare Julie. "I vampiri sono fantastici. Hanno classe, si. In confronto agli altri Nascosti. Ma se mi
parli di creature come i lupi mannari, Simon, non puoi dire che siano esattamente il nostro genere di persone. Sempre
che li si possa chiamare persone, poi."
Aveva detto lupi mannari, e Simon non pot fare a meno di ripensare a Jordan, trasalendo come se lo avessero colpito
e incapace di tenere la bocca chiusa un solo istante di pi.
Allontan la scodella di minestra e spinse all'indietro la sedia.
"Non venire a dirmi cosa posso o non posso fare, Julie" le disse con freddezza. "Io non posso dirti che esistono lupi
mannari che valgono cento volte pi delle chiappe Shadowhunter tue e di Jon. Posso dirti che sono stufo marcio di
sentirti insultare i mondani e dirmi che io sono il tuo cocco che fa eccezione, come se a me importasse essere il cocco
di tizi capaci solo di fare i prepotenti con i pi piccoli e i pi deboli. E infine posso dirti che farai meglio a sperare che
questa Accademia funzioni e che ai mondani come me riesca l'Ascensione, perch, da quello che posso vedere da tutti
voi, la prossima generazione Shadowhunters non sar niente senza di noi."
Guard in direzione di George come faceva quando, in classe o ai pasti, cercava complicit dopo una battuta. Voleva
vedere se era d'accordo con lui.
George aveva gli occhi fissi sul piatto "Dai, amico" bisbigli. "Non fare cos. Ti faranno cambiare stanza. Adesso tu ti
siedi, tutti si scusano e possiamo continuare come prima."
Simon fece un respiro profondo, incasso la delusione e poi disse: "Non voglio che le cose continuino come prima. Io
voglio che le cose cambino".
Volt le spalle al tavolo, a tutti loro, marci verso il Rettore e il capo istruttore e, a quel punto, annunci a gran voce:
"Rettore Penhallow, desidero essere trasferito nella categoria dei mondani."
"Cosa?!" esclam Scarsbury. "Con la feccia?"
Il Rettore lasci il cucchiaio nella minestra. "Signor Scarsbury, la prego!
Voleva dire i mondani, giusto? Non si azzardi pi a riferirsi con certi termini a noi studenti.
Sono contenta che tu sia venuto da me con questa richiesta, Simon" gli disse dopo un attimo d'esitazione. "Capisco che
tu possa avere qualche difficolt con il corso, vista la tua natura mondana, per..."
"Non  questione di avere difficolt.  che preferirei non avere a che fare con famiglie elitarie di Shadowhunters. Non
sono il mio genere, tutto qui."
La sua voce rimbalz contro il soffitto di pietra. Un mucchio di ragazzini lo stavano osservando. Una di loro era la
piccola Marisol, che lo fissava con aria scossa e sconcertata.
Nessuno diceva nulla. Guardavano e basta.
"Ok, ho detto tutto quello che avevo da dire, adesso mi vergognavo perci me ne vado" fu il suo ultimo commento,
prima di uscire dalla stanza.
Per poco non and a sbattere contro Catarina Loss, che aveva assistito alla scena dalla porta.
"Scusami" mormor "Non devi scusarti. Anzi, vengo con te. Ti aiuto a fare le valigie"
"Come?" le chiese Simon, correndole dietro. "Devo andarmene veramente?"
"Si, la feccia sta nel seminterrato" spieg Catarina
"Rinchiudono i bambini nei sotterranei e nessuno finora ha mai fatto notare che si tratta di un sistema ignobile!?"
"Lo ? Ma raccontami di pi degli Shadowhunters e della loro occasionale tendenza alla scorrettezza. Ti ascolter con
sorpresa e meraviglia...la loro scusa  che il seminterrato  pi facile da difendere, quindi pi adatto a ragazzini che
non sanno combattere bene come i compagni."
"Entr in camera di Simon e si guard attorno in cerca dei suoi effetti personali.
"In realt non ho tolto molte cose dal borsone" ammise lui.
"Avevo paura dell'opossum nell'armadio..."
"Del cosa'"
"Anche io e George abbiamo trovato la cosa molto misteriosa" spieg Simon, serio, prendendo la borsa da viaggio e
infilandoci le poche cose che aveva tirato fuori. E doveva assolutamente ricordarsi la tenuta da donna, non fosse mai
che la dimenticasse!
"Ok, opossum a parte, quello che volevo dirti  che...potrei averti frainteso, Simon."
Simon sbatt le palpebre, incredulo. "Eh?"
Catarina gli sorrise. E fu un sorriso sensazionale, come un'alba colorata di blu. "Non morivo dalla voglia di venire a
insegnare qui. Shadowhunters e Nascosti non vanno d'accordo, e poi cerco di tenermi alla larga dai Nephilim ancora
pi di altri della mia specie. Per avevo un caro amico, Ragnor Fell, che viveva a Idris e aveva insegnato qui per
decenni prima che chiudesse. Non aveva mai avuto una grande opinione degli Shadowhunters, per adorava questo
posto. Io, ecco...l'ho perso di recente, e sapevo che qui non avrebbero potuto andare avanti senza insegnanti.
Volevo fare qualcosa in sua memoria, per quanto odiassi l'idea di insegnare a un branco di arroganti mocciosi
Nephilim. L'affetto verso il mio amico  pi profondo dell'odio verso gli Shadowhunters."
Simon annu. Ripens ai ricordi che aveva di Jordan, pens a quanto facesse male anche solo guardare Isabelle e Clary.
Senza memoria, per lui erano perdute. E nessuno voleva che le persone che amava fossero perdute.
"Quindi  possibile che sia stata un po' indisponente" ammise Catarina.
"Nonch un po' indisponente con te, perch...da quello che so, non eri particolarmente entusiasta di essere un
vampiro. E adesso, miracolo, ti hanno catturato, e gli Shadowhunters hanno fretta di ricondurti all'ovile.
Hai davvero l'occasione di essere uno di loro, ci che hai sempre desiderato. Ti hanno ripulito dall'onta di essere uno
di noi..."
"Io non..." esord Simon, per poi deglutire. "Io non ricordo tutto. Quindi a volte  come difendere i comportamenti di
un altro."
"Dev'essere frustante."
Simon rise. "Non hai idea quanto. Io non volevo essere un vampiro, credo.
Nemmeno vorrei tornare ad esserlo. Restare fermi a sedici anni quando tutti i tuoi amici e i tuoi famigliari crescano
senza di te; avere l'impulso di...far del male alla gente? Non desideravo n l'una n l'altra cosa.
Per...senti, io non ho molti ricordi, ma qualcuno si. Ricordo che allora ero una persona, proprio come lo sono adesso.
Diventare Shadowhunter non cambier le cose, se mai dovesse accadere. Ho dimenticato molte cose: questo non lo
dimenticher mai."
Iss la borsa sulla spalla e fece segno a Catarina di condurlo verso la sua nuova stanza. Lei lo fece, scendendo gradini
di pietra che Simon aveva immaginato portassero nelle cantine.
Non avrebbe mai sospettato che l sotto ci tenessero dei bambini.
Le scale erano buie. Pos una mano contro la parete per tenersi in equilibrio, ma la ritrasse immediatamente.
"Che schifo!"
"Si, quasi tutte le pareti dei sotterranei sono rivestite di melma nerastra" spieg Catarina in tono molto pratico. "Fai
attenzione"
"Grazie. Grazie per l'avvertimento"
"Figurati" rispose lei con un accenno di risata. Simon ebbe, per la prima volta, l'impressione che Catarina potesse
essere simpatica.
"Hai detto...se mai diventerai uno Shadowhunter. Stai pensando di andartene?"
"Ora che ho toccato la melma, direi proprio di si" mugugn il ragazzo.
"No. Non so nemmeno io che cosa voglio. So solo che non sono ancora pronto ad arrendermi."
Quasi cambi idea, una volta entrato con Catarina nella nuova stanza. Era molto pi buia dell'altra, per quanto
disposta pressoch nella stessa maniera. Le colonne dei due stretti letti singoli sembravano marce, mentre negli
angoli della stanza la melma nera era quasi viscosa, e sembrava una ragnatela di sottili rivoli neri.
"Non ricordo benissimo l'inferno...ma mi pare che fosse meglio di cos" fu il suo commento.
Catarina rise, poi lasci di stucco Simon dandogli un buffetto sulla guancia. "Buona fortuna, Diurno" gli disse, ridendo
della sua espressione.
"E qualsiasi cosa accada, non utilizzare i bagni a questo piano. Ne a quelli di nessun altro, ovviamente, ma questi in
particolare sono da evitare."
Simon non chiese spiegazioni, perch era terrorizzato. Prov a sedersi sul nuovo letto, ma si rialz di scatto appena
sent un cigolio stridulo, accompagnato da una nuvola di polvere.
Bhe, se non altro non doveva condividere la stanza con nessuno: era il sovrano assoluto diquel regno viscido e
claustrofobico. Si concentr sul borsone da disfare. L'armadio di quella stanza era oggettivamente pulito e senza
ospiti, un netto miglioramento. Poteva sempre andare a vivere l dentro, insieme alle sue magliette.
Aveva gi finito di sistemare tutto da un pezzo quando vide spuntare George, che si trascinava dietro la valigia e
portava la racchetta rotta in spalla, come una spada. "Ehi, bello."
"Ehi..." fece Simon, cauto. "Tu cosa ci fai qui?"
George moll valigia e racchetta sul pavimentato melmoso, poi si butt sul materasso. Si stiracchi con gusto,
ignorando il cigolio sinistro.
"Il fatto  che il corso d'lite  davvero tosto" disse, con Simon che accennava ad un sorriso. "E forse l'hai gi sentito
dire: i Lovelace sono rinunciatari per tradizione"
Simon si sent ancora pi sollevato di avere George accanto il giorno seguente. Avrebbero potuto sedersi insieme,
anzich aggregarsi a uno di quei tavoli di mondani tredicenni che li guardavano di sottecchi quando non parlottavano
tra loro, affranti per la mancanza dei cellulari.
La giornata si fece ancora pi rosea quando anche Beatriz si accomod con loro. "Non ho intenzione di lasciare il
corso di addestramento avanzato per seguirvi come una riccioli d'oro qualsiasi." annunci. "Per possiamo
continuare ad essere amici, giusto?"
Tir i capelli di George con un gesto affettuoso.
"Attenta" le disse lui con voce stanza. "Non ho dormito, nella nostra stanzetta viscida.
Credo ci sia un essere che vive tra le pareti...Lo sento.
Muove le zampe. Devo ammettere che potrei non aver preso la migliore delle decisioni, quando ho seguito Simon.
Forse non sono tanto sveglio.
Forse la bellezza  tutto ci che ho."
"In realt...anche se non sono disposta a seguirti nelle tue noiose lezioni e a tollerare il disprezzo infinito da parte dei
miei compagni di classe...credo che tu abbia fatto una cosa molto bella, Simon" disse Beatriz.
Sorrise, i denti un lampo bianco sullo sfondo della parete bruna, e il suo sorriso fu caldo e colmo di ammirazione,
forse la cosa pi bella che Simon avesse visto in tutta la giornata.
"Hai ragione, la nostra morale  sana anche se i muri sono infestati. E poi avremmo ancora lezioni interessanti, Sim"
dichiar George. "Poi non ti devi preoccupare, ci manderanno comunque in missione per combattere i demoni e i
Nascosti ribelli."
Simon s'ingozzo con la zuppa. "Non mi stavo preoccupando per quello.
C' almeno qualcuno, tra i vostri insegnanti preoccupato per il fatto che spedire gente priva di superpoteri a
combattere i demoni possa rivelarsi un pelo, ma giusto un pelo, fatale?!"
"Prima di affrontare l'Ascensione devono affrontare varie prove di coraggio" disse Beatriz.
"Meglio lasciare perch hanno paura, o persino meglio farsi mangiare una gamba da un demone, piuttosto che tentare
l'Ascensione senza averne i requisiti e quindi morire."
"Bella cosa da dire. Normale e allegra, poi" fece Simon. "Gli Shadowhunters sono fantastici quando dicono cose
normali."
"Bh, io non vedo l'ora di cominciare le missioni" confess George. "E domani verr ospite uno Shadowhunter per una
lezione speciale sulle armi da utilizzare. Spero si tratti di una dimostrazione pratica."
"Non in un'aula. Pensa cosa potrebbe fare una balestra da guerra alle pareti!" esclam Beatriz.
Fu l'unico avvertimento che Simon ricevette prima di entrare fragorosamente e allegramente in classe il giorno dopo,
con George alle calcagna. Il Rettore Penhallow era gi l e stava parlando con un tono che voleva essere pimpante ma
tradiva agitazione. L'aula straripava: erano presenti gli studenti delle due categorie.
"...nonostante la sua giovane et, una Shadowhunter di chiara fama e comprovata esperienza con un'arma utilizzata
poco di frequente come la frusta. Lasciate che dia il benvenuto nell'Accademia degli Shadowhunters alla prima dei
nostri relatori: Isabelle Lightwood!"
La ragazza si gir, capelli lucidi e neri che le svolazzavano sulle spalle e gonna dello stesso colore che le ondeggiava
attorno alle gambe pallide. Era truccata con un rossetto prugna, luminoso e cos scuro da virare al nero.
Anche i suoi occhi parevano corvini, ma in quell'istante, ovviamente il peggiore possibile, Simon fu trafitto da un'altra
lieve pugnalata di ricordi: il colore degli occhi di lei visto da vicino, un castano molto scuro, come velluto marrone,
cos simile al nero da non fare differenza, ma cerchiato da una sfumatura pi chiara...
Barcoll contro il banco e si accasci sulla sedia con un tonfo.
Quando il rettore se ne fu andato, Isabelle si volt e guard la classe con assoluto disprezzo.
"In realt non sono qui per istruire nessuno di voi idioti" annunci camminando avanti e indietro lungo le file di
banchi. "Se volete imparare a usare una frusta,, usatela e fate esercizio. Se poi perdete un orecchio, non lamentatevi."
Molti dei ragazzi annuirono come ipnotizzati. Sembravano un nido di serpenti soggiogati dal loro incantatore. Persino
alcune delle ragazze la guardavano cos.
"Sono qui" annunci Isabelle, concludendo il suo giro di ricognizione e voltandosi a guardare nuovamente in faccia
tutti i presenti con sguardo felino "per mettere in chiaro la natura della mia relazione."
A Simon uscirono gli occhi dalle orbite. Non era possibile che stesse parlando di lui. O si?
"Lo vedete quell'uomo?" prosegu Isabelle indicando Simon. Forse si, era di lui che stava parlando. "Quello  Simon
Lewis, ed  il mio ragazzo.
Quindi, se c' qualcuno fra di voi che ha intenzione di fargli del male perch  un mondano oppure, che l'Angelo possa
avere piet di voi, che pensa di corteggiarlo, sappia che io lo braccher, lo staner e lo ridurr in polvere."
"Noi due siamo soltanto amici" si affrett a precisare George.
Beatriz stacco il banco da quello di Simon.
Isabelle abbass la mano. Il rossore che le era salito alle guance mentre si infervorava stava pian piano sparendo dal
viso, come se fosse si venuta a dire ci che aveva detto ma solo ora l'ondata di adrenalina era scesa davvero
rendendosi conto di cosa le era uscito di bocca.
"Adesso me ne vado" annunci. "Grazie per la vostra attenzione. Siate liberi."
Detto ci, si volt e usc dalla stanza.
"Devo..." esord Simon, alzandosi dal banco su gambe che gli sembravano leggermente incerte. "Devo andare."
"Si, devi" gli fece eco George.
Imbocco la porta e percorse i corridoi di pietra dell'Accademia. Sapeva che Isabelle era veloce, cos corse pi in fretta
di quanto non avesse mai fatto durante gli allenamenti, raggiungendola all'ingresso. Quando chiam il suo nome, lei si
ferm sotto la fioca luce della grande vetrata con l'angelo.
"Isabelle!"
Lo stava aspettando. Le sue labbra si dischiusero e brillarono, come prugne coperte di brina invernale, pronte per
essere assaggiate. Simon riusc a vedere se stesso che correva da lei, la prendeva fra le braccia e le baciava la bocca,
ben consapevole di quanto dovesse esserle costato un gesto del genere, la sia coraggiosa, fantastica Isabelle. La
sollev in un vortice di amore e di gioia, che per scorse attraverso un vetro, come se stesse facendo da spettatore in
un'altra dimensione, visibile ma impossibile da toccare.
Prov una calda fitta di dolore che gli trafisse tutto il corpo, non soltanto il petto, neanche fosse stato vittima di un
fulmine. Per doveva dirlo.
"Io non sono il tuo ragazzo, Isabelle."
Lei sbianc. Simon rimase inorridito da come gli era uscita quella frase.
"Volevo dire, io non sono il tuo ragazzo perch non sono lui, Isabelle. Non sono la stessa persona che stava con te. La
persona che vuoi."
Per poco non aggiunse: ma vorrei poterlo essere. Era la verit. Tornare il ragazzo che tutti rivolevano era il motivo
stesso per cui era entrato in Accademia. Aveva voluto essere cos, un eroe magnifico, come quelli dei videogiochi o dei
film. Era stato davvero sicuro, all'inizio, che fosse ci che desiderava.
Peccato che desiderare di essere quel Simon era come desiderare di dimenticare chi fosse diventato, ormai: il
normale, allegro ragazzo che suonava in un gruppo, che riusciva ancora a volere bene a sua madre, che non si
svegliava nell'ora pi fredda e cupa della notte piangendo per gli amici morti.
E volente o nolente, quel ragazzo non sapeva se poteva essere il Simon che Isabelle desiderava. "Tu ricordi tutto, e
io..io non ricordo abbastanza" prosegu. "Ti ferisco quando non vorrei mai farlo, e avendo pensato di poter venire in
Accademia per tornare migliore, invece non sta andando bene. Il gioco  cambiato, completamente. Il mio livello di
abilit  sceso, e il livello di difficolt salito all'insostenibile..."
"Simon" lo interruppe Isabelle. "Stai parlando come un nerd." Gliel'aveva detto in maniera quasi affettuosa, ma lui
perse ulteriormente il controllo.
"E poi non so nemmeno come essere il tuo vampiro sexy e suadente, ecco!"
La bocca perfetta di Isabelle si incurv, una mezzaluna scura sul viso pallido. "Non sei mai stato suadente, Simon."
"Ah" fece Simon. "Grazie a Dio. Si che hai avuto tanti ragazzi. Ricordo che c'era stato uno del popolo fatato, e poi..." un
altro flash di ricordi, questa volta molto sgraditi "un tale...
Lord Montgomery? Frequentavi un nobile? Mi dici come potrei mai competere?"
Isabelle continuava a sembrare affettuosa, ma ora il tutto era diluito da una buona dose di impazienza. "Sei tu Lord
Montgomery, Simon!"
"No, non capisco. Quando ti trasformano in un vampiro, ti danno anche un titolo?"
Forse aveva senso. I vampiri erano aristocratici Isabelle si port le dita alla fronte. Fu un gesto di sprezzante
esasperazione, come se ne avesse abbastanza di quella storia, ma a Simon non era sfuggito il modo in cui aveva chiuso
gli occhi: sembrava che non riuscisse a guardarlo mentre gli parlava. "Era solo uno scherzo tra noi due, Simon"
Era stanco. Stanco di conoscere alcune parti di lei cos bene e altre per nulla, stanco di sapere che non era ci che lei
desiderava.
"No.  stato uno scherzo fra te e lui."
"Lui sei tu, Simon!"
"Non  vero! Io non...io non so come essere, ecco di cosa mi sono reso conto in tutto questo tempo. Pensavo di poter
imparare a essere come lui, ma da quando sono arrivato in Accademia ho capito che non  cos. Non posso rivivere da
capo tutto ci che abbiamo fatto insieme. Io nono sar mai pi quel ragazzo. Non far pi quelle cose, ne far altre.
Sar un'altra persona."
"Quando avrai superato l'Ascensione, riacquisterai tutti i tuoi ricordi!" gli grid Isabelle.
"Se succeder, sar fra due anni. E fra due anni non sar lo stesso ragazzo, nemmeno se avr riacquistato tutti i
ricordi, perch ce ne saranno una marea d'altri, so che ci credevi perch...perch a lui volevi bene. E questo per me
significa pi di quanto potrei spiegarti a parole. Per, Isabelle...Isabelle, non  giusto da parte mia approfittarmi della
tua fiducia.
Non  giusto costringerti ad aspettarlo, quando so che non torner mai."
Lei aveva le braccia incrociate, le dita strette sul velluto prugna scuro della giacca come per darsi conforto da sola.
"Non c' niente di giusto, in questa storia. Non  giusto che parte della tua vita ti sia stata strappata. Non  giusto che
tu, Simon, sia stato strappato a me. Sono cos arrabbiata..."
Simon fece un passo verso di lei e le prese una mano, aprendole le dita chiuse attorno al tessuto. Non la strinse fra le
braccia, rimase in piedi a una certa distanza, ma le loro mani erano intrecciate.
La bocca tremante di lei luccicava, come le ciglia. Simon non sapeva se l'indomabile Isabelle stesse piangendo, o se ci
fosse nel suo mascara uno spruzzo di glitter. Sapeva solo che brillava come una costellazione.
"Isabelle" le disse. "Isabelle."
Lei era cos se stessa, mentre lui aveva a malapena idea di chi fosse...
"Sai perch sei qui?" gli chiese.
Simon la guard in silenzio. C'erano tante cose che quella domanda poteva implicare, e tanti modi per rispondere.
"All'Accademia, intendo. Sai perch vuoi diventare uno Shadowhunter?"
Esit. "Volevo tornare ad essere il ragazzo di prima. Quell'eroe che tutti ricordate...E questa mi sembra una scuola di
addestramento per eroi."
"Non lo " disse lei, senza giri di parole. " una scuola di addestramento per Shadowhunters. Si, la considero una cosa
fortissima, e si, penso che proteggere il mondo sia da eroi. Per ci sono Shadowhunters senza speranza. Se vuoi
arrivare in fondo all'Accademia, Simon, devi capire perch vuoi essere uno Shadowhunter e cosa significherebbe per
te riuscirci. Non basta voler essere speciali."
Simon trasal, ma sapeva che Isabelle aveva ragione. " vero. Non lo so.
So che voglio essere qui. So che devo essere qui. E credimi, se avessi visto i bagni capiresti che non  stata una
decisione facile."
Isabelle lo fulmin con lo sguardo.
"Per non so perch. Ancora non mi sono conosco abbastanza bene. So cosa ti ho detto, all'inizio, e so cosa speravi.
Che potessi tornare a essere quello di prima. Mi sbagliavo di grosso e me ne scuso, davvero."
"Tu ti scusi?" ripet Isabelle. "Sai che cosa ha significato per me venire qui, rendermi ridicola di fronte a tutta questa
gente? Sai...No, certo che non lo sai. Non vuoi che ti creda?
Non vuoi che scelga te?"
Isabelle gli scost la mano e gir il viso come aveva fatto nel giardino dell'Istituto, che era poi casa sua. Stavolta Simon
sapeva che in tutto e per tutto colpa sua.
Lei si stava gi allontanando, ma aggiunse un'ultima frase: "D quel che ti pare, Simon Lewis. Non intendo ascoltarti."
Dopo che Isabelle se ne fu andata  dopo che lui l'aveva andare via  Simon era cos depresso da pensare che non si
sarebbe mai pi rialzato dal letto. Se ne stava l, ad ascoltare George che chiacchierava e a grattare le pareti. Aveva
rimosso una quantit di melma notevole.
Poi si rifugi in un posto dove, secondo lui, nessuno avrebbe mai potuto trovarlo. In bagno.
Le piastrelle di pietra erano incrinate; dentro uno dei gabinetti c'era qualcosa di scuro.
Simon si augur che semplicemente qualcuno avesse buttato via la minestra.
L dentro, da solo con quei wc disgustosi, ebbe una mezz'ora di pace, poi George si affacci alla porta.
"Ehi, bello. Non usare quel bagno, non mi stancher mai di ripeterlo."
"Non voglio usarlo" gli rispose Simon stancamente. "Sono un disastro, non un cretino.
Avevo solo voglia di starmene un po' da solo a pensare a qualcosa di deprimente. Vuoi sapere un segreto?"
George tacque un istante. "Se proprio vuoi dirmelo. Non sei obbligato, abbiamo tutti dei segreti."
"Ho appena fatto andare via la ragazza pi stupenda che abbia mai incontrato, perch sono troppo un perdente per
cercare di essere me stesso.
Ecco il mio segreto: voglio essere un eroe, ma non lo sono. Tutti pensano che io sia un guerriero pazzesco, che ha
evocato angeli, salvato Shadowhunters e salvato il mondo intero, invece  tutta una barzelletta.
Non riesco nemmeno a ricordare quello che ho fatto. Neppure immagino come posso esserne stato capace. Non sono
speciale, e non ne posso pi di prendere in giro il mondo.
Non so neanche cosa ci faccio qui...Ok, te l'ho detto. E tu ce l'hai un segreto che potrebbe battere il mio?"
Da uno dei wc sal un gorgoglio profondo. Simon non si volt nemmeno.
Non era interessato ad investigare oltre.
"Io non sono uno Shadowhunter" disse George tutto d'un fiato.
Stare seduti su un wc non era il modo ideale per ricevere confessioni monumentali. Simon aggrott la fronte. "Non sei
un Lovelace?"
"Si, lo sono." La voce normalmente spensierata di George si era fatta seria.
"Per non sono uno Shadowhunter. Sono stato adottato. Gli Shadowhunters che sono venuti a reclutarmi non sono
nemmeno stati sfiorati dall'idea, non hanno pensato che qualcuno con sangue Shadowhunter nelle vene potesse
volere un figlio mondano, gli desse un nome Shadowhunter e lo considerasse un figlio naturale. Mi sono spaccato la
testa per decidere quando dire la verit, e alla fine ho deciso che sarebbe stato pi semplice farlo una volta qui: per
loro sarebbe stato meno faticoso lasciarmi restare anzich pensare a dove mandarmi. E cos ho conosciuto gli altri, ho
iniziato il corso e ho pensato che avrei potuto tenere il passo senza troppi problemi. Ho scoperto cosa pensano dei
mondani. E mi sono detto che non avrebbe fatto male a nessuno mantenere il segreto, rimanere nella classe d'lite ed
essere come tutti voi, solo per un po'."
Si infil le mani in tasca e fiss il pavimento.
"Per poi ho conosciuto te, e anche tu non avevi superpoteri, eppure avevi gi fatto pi cose di tutti gli altri messi
insieme. Le fai anche ora, come passare alla classe dei mondani senza esserne costretto. Mi hai dato coraggio, e cos
sono andato dal rettore, gli ho raccontato la verit e sono stato trasferito anch'io. Sei stato tu. Tu per come sei ora, ok?
Quindi piantala di dire che sei un perdente, perch io non seguirei un perdente in una camera piena di melma viscida
n in un bagno ancora putrido, invece l'ho fatto." George fece una pausa e poi riprese, deciso: "E mmi piacerebbe
molto riformulare quest'ultima frase, perch detta cos non suona benissimo, anche se non so perch".
"La prender per quello che voleva dire. E...sono davvero contento che tu me l'abbia detta.
Speravo in un compagno di stanza mondano e in gamba fin dall'inizio."
"Vuoi sapere un altro segreto?" riprese George.
Simon era vagamente terrorizzato all'idea di un'altra rivelazione, e temeva quasi che George fosse un agente segreto,
per annu.
"Tutti, in questa Accademia, Shadowhunters e mondani, gente con e senza la Vista, tutti vogliono essere noi. Lo
speriamo, ci proviamo, e presto sanguineremo per farcela. Tu sei come il resto di noi, Sim. Ma c' una cosa che ti
rende diverso: tutti vogliamo essere eroi, mentre tu sai che ce la puoi fare. Tu sai che in un'altra vita, in un altro
universo, chiamalo come vuoi, sei gi stato un eroe. E puoi esserlo di nuovo. Forse non lo stesso, ma sai di saper fare
scelte giuste, grandi sacrifici.  una cosa che mette addosso un sacco di pressione. Per anche molto pi speranza di
quanta non ne abbia chiunque altro di noi.
Pensala cos, Simon Lewis. Io ti ritengo molto fortunato."
Cos, Simon, non l'aveva mai pensata. Aveva soltanto creduto che premere l'interruttore sarebbe bastato per tornare
ad essere speciale. Invece Isabelle aveva ragione: non poteva essere quello il suo unico obiettivo. Ricord la prima
volta che aveva visto l'Accademia, cos bella e imponente da lontano e tanto diversa da vicino. Iniziava a pensare che il
processo di trasformazione in Shadowhunter fosse dello stesso genere. Iniziava a credere che davvero si sarebbe
tagliato con la spada, che il suo cavallo sarebbe scappato con lui in sella, che avrebbe ingurgitato minestra disgustosa
e grattato melma dai muri, rendendosi conto, poco a poco e con notevole imbarazzo, chi davvero voleva essere,
stavolta.
George si appoggi alla parete del bagno  mossa senza dubbio avventata e pericolosa  e gli sorrise. Vedere quel
sorriso, vedere George che si rifiutava di rimanere serio per pi di un secondo gli fece riaffiorare un altro ricordo del
suo primo giorno in Accademia. Lo fece ripensare alla speranza.
"A proposito di fortuna, Isabelle Lightwood  una favola. Anzi,  meglio ancora di una favola:  un'eroina.  venuta fin
qui per dire al mondo che tu sei roba sua. E tu mi vuoi dire che non saprebbe riconoscere un eroe come lei, quando ne
vede uno? Cosa ci fai qui lo capirai un po' alla volta.
Isabelle Lightwood crede in te e, per quel che vale, ci credo anch'io."
Simon lo guard.
"Vale un sacco" disse infine. "Grazie per tutto ci che mi hai detto."
"Prego. E adesso alzati da quel pavimento, per piacere" lo supplic l'amico. "Fa troppo schifo."
Simon obbed. Uscirono dal bagno, George in testa, e quasi si scontrarono contro Catarina Loss, che stava trascinando
con fragore un enorme pentolone sul pavimento.
"Signora Loss..." fece Simon. "Posso chiederti...che cosa stai facendo?"
"Il rettore Penhallow ha deciso che non ordiner nuove scorte di cibo finch non sar finita tutta questa deliziosa,
nutriente minestra...Quindi sto per andare a buttarla nel bosco" annunci.
"Prendi l'altro manico."
"Uh. Ok, ottimo piano" disse Simon, eseguendo l'ordine. George li segu mentre loro faticavano a tenere la pentola in
equilibrio. Procedendo lungo i corridoi pieni di spifferi ed echi, Simon confess: "A proposito, avrei giuro una
domandina facile sul bosco. E sugli orsi."
...
FINE.